Il Tirreno

«Mio padre è morto: non ci abbandonate»

Libero Red Dolce

Ottavio Lorieri aveva contratto il virus e da due settimane era a casa. «Qui ci sono le sue cose, non so cosa fare»

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Il dolore per un papà che se ne va senza avere detto più una parola, solo colpi di tosse nell’ultima settimana di vita. E la paralisi perché non si sa cosa fare delle sue cose, con la stanza dove Ottavio Lorieri, 85 anni, ha trascorso la sua degenza casalinga prima di essere ricoverato al Noa dov’è morto ieri. «Non possiamo vederlo, funziona così. Ma almeno qualcuno ci dica che cosa dobbiamo fare con le sue cose», chiede in un appello la figlia Daniela Lorieri che viveva col padre.

Il virus è entrato in famiglia domenica 8. Insieme al nonno Ottavio vivono Daniela, suo marito, la loro figlia e la sorella di Daniela. E inizialmente non sanno se si tratti di Covid-19. Chiedono il tampone ma i sintomi non sono particolarmente evidenti. La febbre c’è, la tosse pure e però la temperatura è bassa. E dunque il test non viene effettuato.

«È passata una settimana prima che mio padre avesse la temperatura a 38.8.È salita una domenica e non è più scesa. Purtroppo è stato sempre peggio: non si è ripreso, anzi. Ha cominciato a non volere mangiare, tossiva sempre e ha smesso di parlare. Qualche giorno fa poi lo hanno ricoverato al Noa».

La chiamata arriva il lunedì, quando vengono a fare il tampone. «Ci hanno detto di aprire tutto che sarebbero venuti a fare il tampone. E purtroppo era positivo ed è finito in reparto all’ospedale».

Ottavio Lorieri è debole e anziano. La famiglia sa che la sua sarà una battaglia difficile. Con il rischio di un esito infausto.

Ieri mattina purtroppo la conferma. Lorieri non ce l’ha fatta. «Mio padre è stato nove giorni in quelle condizioni, prima del tampone. E ora non ci sanno dire che cosa dobbiamo fare con le sue cose», si sfoga Daniela.

La famiglia è chiusa dentro casa. E non sa che fare. «Rispettiamo l’ordinanza e siamo chiusi in casa. Per fare la spesa non ci sono problemi, io sono come una formichina. A casa abbiamo scorte per andare avanti senza uscire per i prossimi due mesi, un mese e mezzo. Ma non so che fare con le cose di mio padre».

Non buttano la spazzatura da giorni. «Ho telefonato all’ufficio Igiene. Mi avevano detto che ci sarebbero stati e invece nessuno mi dà risposte. Siamo abbandonati. Qualcuno verrà a prendere i rifiuti? Li abbiamo sempre separati dai nostri ma non possiamo tenerli in casa. La sua stanza è chiusa: ha usato gli stessi guanciali per giorni. Il materasso...ecco, anche quello. Non ci sono problemi, posso bruciarlo. Ma qualcuno deve dirmi cosa fare. Ho scritto anche al sindaco Persiani per avere una risposta. Lui non possiamo vederlo, è all’obitorio. Non ci lascino così». —

Libero Red Dolce

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