Il Tirreno

La Cna lancia la campagna Fermiamo tutto «Quindici giorni di stop per poi ripartire»

La Cna lancia la campagna Fermiamo tutto «Quindici giorni di stop per poi ripartire»

Il presidente Paolo Bedini fa partire il messaggio con una mascherina tricolore: semmai, lavoreremo in agosto

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Massa-Carrara

15 giorni tutti chiusi. Cantieri edili, imprese del marmo e di tutti i settori non necessari che fino ad oggi, per effetto dell’ultimo decreto del Governo, potevano, se garantite le condizioni di sicurezza dei lavoratori, restare aperti. Per Cna è tempo di “fermare tutto”. Un messaggio che l’associazione degli artigiani, impegnata in prima linea anche nel reperire i dispositivi di protezione personale (migliaia quelli già distribuiti agli ospedali e volontari ed è partita una nuova iniziativa di un gruppo di sarte volontarie), ha deciso di lanciare con il fragore di una provocazione della “faccia” del Presidente, Paolo Bedini che indossa una mascherina “fatta in casa” tricolore con lo slogan #vogliotenereinvitalitalia. La campagna, partita sui social vuole “contaminare-sensibilizzare” le imprese. “Chiudere 15 giorni oggi, tutti, per aprire prima”: è il messaggio di Cna. “Dobbiamo fermarci tutti – spiega Bedini - per stoppare il contagio, dobbiamo tutti insieme fare un passo indietro per prendere la rincorsa che ci consenta di superare l’ostacolo. Se il benessere collettivo è raggiungibile con il sacrificio è giusto che tutti lo facciano, cittadini, imprenditori, lavoratori e soprattutto lo Stato che ricordiamolo è il nostro azionista di maggioranza”. Secondo Cna non “ci sono le condizioni del rispetto della tutela di chi oggi è costretto a lavorare per legge”. “Può sembrare un controsenso, un’associazione di imprese che chiede alla imprese di fermarsi – spiega ancora Bedini – ma qui c’è in ballo molto di più. Il buon senso e quello di ascoltare la scienza che sta chiedendo questo ulteriore sacrificio. È il futuro sanitario ed economico del nostro territorio. Lavoreremo ad agosto se sarà necessario. Non faremo le ferie. Ma ora c’è da chiudere tutto”.

“Le nostre aziende – spiega ancora Bedini - sono strette nelle morse dell’economia e dell’etica. Da un lato i nostri committenti ci impongono di rispettare le commesse e i contratti e sappiamo bene che se non lo faremo moriremo come imprese, dall’altro temiamo per i nostri dipendenti; non vogliamo avere la responsabilità di mandarli a lavorare se non esistono le condizioni minime di sicurezza. Il protocollo della sicurezza tanto acclamato, fa ricadere solo sui titolari delle imprese la responsabilità e l’onere delle scelte, quando è oramai noto a tutti che i dispositivi minimi di protezione individuali non sono reperibili, quando è palese che alcune mansioni non possano essere effettuate nel rispetto delle reali distanze di sicurezza, e per i lavori in esterna le committenze, nella grande maggioranza dei casi, non sanificano gli ambienti dove le varie squadre devono andare a lavorare”. Il numero uno degli artigiani prosegue: “Siamo la ricchezza del territorio ma non vogliamo mettere in pericolo i nostri lavoratori e sappiamo benissimo che le misure contenute nell’attuale Decreto non basteranno a mantenere operative le nostre aziende. Questa situazione non sarà breve e non possiamo pensare di superarla senza un sacrificio collettivo. Per questo motivo chiediamo al Prefetto di Massa-Carrara, al Governatore della Toscana, ai Parlamentari e Senatori del territorio di richiedere la chiusura totale delle attività non indispensabili. Dobbiamo fermarci tutti”.

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