Il dolore
Guasto a un tir del marmo Bloccata via Rocchetta
I residenti della frazione di Fornello hanno chiesto l’intervento dei carabinieri Tensione altissima e la paura concreta di rimanere completamente isolati
Camilla Palagi / MASSA
Guasto ad un tir che trasporta il marmo: in via Rocchetta la strada resta bloccata per diverse ore.
È successo ieri mattina, poco sopra la zona del Fornello. I residenti della frazione hanno chiesto l’intervento dei Carabinieri e avvertito Protezione Civile e Polizia Municipale.
Niente sembra essersi mosso, ma la tensione, lassù, resta altissima.
Per chi non conosce la zona, Fornello sorge in un tornante. Circa 40 famiglie la abitano, e ieri il guasto si è verificato a 200 metri di distanza dalle loro abitazioni. Timore dei residenti, già espresso in passato alle istituzioni locali, è quello di restare completamente isolati dal mondo. E ovviamente anche quello di dover soccorrere coloro che, in quel tornante, potrebbero fare un incidente. «Quando passano i camion – spiega la signora Giovanna Benassi – aiutiamo chi li guida a fare manovra. Come vede lo spazio è stretto non essendoci parcheggi in zona». In passato anche l’assessore Marco Guidi si era interessato alla vicenda.
E proprio per risolvere la questione della congestione stradale, era stata ipotizzata l’idea di realizzare dei parcheggi a monte, solo per i cavatori e i tir.
La proposta per adesso è chiusa nel cassetto. E sembra destinata a rimanerci.
Intanto l’emergenza Covid-19, ha aggravato la vivibilità della frazione: oggi quelle persone vivono ancora di più nello stretto, e con davanti agli occhi il consueto via vai di tir con blocchi di marmo di una delle ditte che resta aperta sopra le loro case: la Caldia Spa.
«Siamo pienamente d’accordo con gli abitanti del Fornello che chiedono di bloccare l’escavazione e destinare i medici del soccorso cave al Noa, anzi pensavamo avessero già provveduto» così Luana Mencarelli del Movimento Cinque Stelle commenta le richieste dei residenti di Fornello.
«Ogni giorno i cittadini vengono redarguiti perché non rispettano il precetto di stare in casa e non uscire se non per motivi essenziali, non solo per ridurre la possibilità di contagio, ma per evitare il potenziale rischio di incidenti che richiederebbero soccorso con impegno di posti in Terapia Intensiva, ma soprattutto di personale, attualmente assorbito e dedicato alla cura degli affetti da Coronavirus».
Sì perché nonostante la chiusura temporanea di alcune cave, il soccorso dedicato al settore resta operativo finché ne resterà anche solo una aperta.
«È vero – continua Mencarelli – che con le cave che lavorano è previsto che sia attivo un presidio di medici e infermieri pronti ad intervenire in caso di incidente in cava che potrebbero essere destinati ad altre necessità attuali del territorio. Tutti conosciamo le condizioni in cui gli operatori sanitari stanno lavorando, con un sovraccarico individuale per limitatezza di numero delle risorse umane e di fronte a questa evenienza ci chiediamo perché non sia stato chiesto all’attività estrattiva di fermarsi».
«Va bene che la chiamano “coltivazione”, ma questa attività non è assolutamente tra quelle indispensabili per la nostra esistenza per cui sarebbe stato un gran segnale di rispetto se le cave avessero chiuso o quantomeno gli fosse stato chiesto di farlo».
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