Finanza
Il tempo diverso al monte tra solidarietà e problemi
Chi ha un orto condivide con gli altri e nascono gruppi whatsapp per spese e aiuto «I supermercati qui non consegnano e diventa più difficile per gli anziani»
MASSA. Un tempo diverso, antico e asincrono rispetto a quello della città. Gente che non ignora la paura del Covid-19, né disattende le regole. Solo conosce già l’isolamento, lo vive da sempre, ne ha saputo cogliere i pregi e le opportunità. Così le frazioni di montagna affrontano la tempesta con animo diverso. Tra problemi: come il servizio spesa a domicilio dei grandi supermercati che trascura completamente tutto ciò che è oltre il bivio di Forno. E riscoperte: le piccole botteghe che senza guardie giurate si scoprono avamposti di una comunità solidale e attenta al vicino.
Casette, Forno, Antona, Gronda, Resceto, Bergiola. L’effetto della reclusione è più attutito per chi ha scelto di allontanarsi dal centro. Il traffico non c’era e non c’è, l’orto sostituisce la fila al supermercato e una passeggiata solitaria non viene vista di malocchio da occhi scrutatori nascosti dalle persiane.
Antonio Mattei è un 70enne pensionato di Casette. È lui a indicare un problema sorto, forse l’unico, in concomitanza con l’emergenza Covid-19 e dei successivi decreti del governo. «Se si va su internet dicono tutti i supermercati che ti portano la spesa a casa. Beh, al di là del fatto che le liste di attesa sono lunghe, ma questo vale per tutti, nessun distributore arriva qui. Il servizio ai monti non esiste. Io credo che in un momento così, dove qui dimostriamo un notevole senso di responsabilità nel seguire le regole, se siamo costretti a spostarci corriamo dei rischi. Io se avessi la possibilità di non andare giù sarei ben felice. Ecco, il primo isolamento è questo».
Ci spostiamo a Forno, dove vive Roberto Ciuffi. Anche lui pensionato. Nei paesi montani d’altronde la demografia è questa: moltissimi anziani e ben pochi i giovani. E con giovani s’intendano persone con meno di 50 anni.
Ciuffi racconta dell’isolamento. «Io non mi posso muovere per scendere di casa, ma qui alla Rocchetta, in cava si lavora. Si lavorava almeno di sicuro fino a ieri (mercoledì per chi legge, ndr). A parte questo la mancanza di servizi si sente. Bbisogna andare in città per quasi tutto, hanno chiuso le poste a Canevara e c’è una sola farmacia lì. E per fortuna che c’è, anche se le file ovviamente sono lunghe. Ecco se posso dire una cosa: che riaprano le poste, questo sì. Altrimenti tocca tornare per forza in città ed è un problema. Hanno fatto male, invece di andare a Massa uno si fermava qua. Riaprirle sarebbe una cosa buona per evitare che la gente vada in città».
Nei paesi montani, raccontano gli abitanti, non è passata la macchina della polizia municipale come in città ad avvertire col megafono di restare in casa. Ed è vero che su, qualche occasione in più di fare una sgambata c’è. In ossequio chiaramente all’ordinanza, senza stare in gruppo. La chiusura però delle poche attività di ritrovo - circoletti o bar - fa sentire ancora di più forse l’assenza di un centro di gravità.
La vita di paese è cambiata poco. Soprattutto per gli anziani. Da una parte c’è il telegiornale, dall’altro la quotidianità. Nessun contagio, per ora, per fortuna. Ma la paura c’è ed è forte: con una popolazione così anziana il rischio è davvero alto.
Andrea Ribolini è un nuovo abitante di Antona, da poco trasferito. Lo raggiungiamo al telefono ed esordisce creando un po’ d’invidia: «Sono sul terrazzino a guardare il mare...».
Ci guida lui alla scoperta di un tempo diverso. «C’è il sole e in una giornata così, in un condominio, il primo impulso è di andare in un giardino. E nasce giustamente la frustrazione di stare in casa. Qua tutti hanno un orto o un giardino, stare fuori è normale. E non c’è troppo rischio di contatti ravvicinati. Ci si sta attenti, la difficoltà è diversa».
Racconta di una solidarietà particolare, impossibile tra strade e palazzi. «Chi ha l’orto o produce qualcosa la può scambiare o offrire a qualcuno. A me serve una cosa e me la dà il vicino. E viceversa».
E poi le botteghe. «Ad Antona non c’è, sei costretto a spostarti ed è una cosa che facevo d’abitudine. Io non sono ancora andato in un supermercato. Ad Altagnana c’è la bottega, a Canevara il panificio e via dicendo. Chi ha resistito rimanendo aperto nonostante le difficoltà ora si riscopre in tutta la sua centralità». Un monito anche per quando torneremo a tempi normali, magari pensando ad agevolazioni per chi apre qui.
Guido Marcucetti a Bargana racconta di un paesedormitorio, dove non c’è più nemmeno la bottega. « Per pane e bollette bisogna scendere giù a valle.C’è molta solidarietà, questo sì. Uun gruppo su Whatsapp nato per il controllo vicinato, ora trasformato per un gruppo di aiuto reciproco. È un buono strumento: chi scende giù avvisa e gli arrivano commissioni per le sigarette, la spesa o altro». La piccola comunità ha ricette che la città non conosce. Ascoltiamole. —
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