Il Tirreno

Niente mascherine, infermieri in sciopero 

Ieri sei lavoratori a braccia incrociate all’ingresso del turno. Dopo l’intervento del direttore sanitario sono entrati al lavoro

Luca Signorini
Ieri sei lavoratori a braccia incrociate all’ingresso del turno. Dopo l’intervento del direttore sanitario sono entrati al lavoro

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Luca Signorini / massa

Sale la protesta degli infermieri in prima linea al Noa di Massa, ospedale dedicato al Covid-19. Ieri mattina, al cambio turno intorno alle 7, il gruppo di infermieri che doveva entrare al lavoro - in tutto sei - ha incrociato le braccia minacciando di non entrare in servizio al pronto soccorso. Motivo: la mancanza di mascherine di protezione personale, dispositivo necessario per questi lavoratori ogni giorno in trincea a stretto contatto con i pazienti affetti da coronavirus.

Una protesta spontanea che ha centrato l’obiettivo: subito interessato della vicenda, il direttore sanitario del presidio, Giuliano Biselli, ha fatto pervenire a questi lavoratori due scatoloni di mascherine per le esigenze dei prossimi giorni, attrezzature che erano tenute di riserva in una stanza della struttura. Lo sciopero è dunque rientrato e i sei infermieri sono entrati a lavoro. Resta però lo stato di agitazione della categoria, proclamato dal sindacato Nursind in tutti gli ospedali dell’Asl Toscana Nord Ovest. Per dare alcuni numeri: nell’ambito Apuane e Lunigiana, gli infermieri in servizio sono un migliaio, circa 600 al Noa, 400 di questi impegnati nel reparto Covid-19.

Nursind - e lo stesso ha fatto la Cisl - ha inviato una lettera ai prefetti (compreso quello di Massa-Carrara), ai vertici dell’Aslona, alla Regione Toscana, alla Protezione civile, all’Istituto superiore di sanità e al ministero della Salute. La questione è sempre legata ai dispositivi di protezione individuali, con il sindacato degli infermieri che aveva definito «non idonei» quelli arrivati nei giorni scorsi dalla Regione, che aveva inviato soprattutto mascherine chirurgiche e non le FFP2 e FFP3 indicate per contrastare il contatto diretto con pazienti ricoverati per coronavirus.

Tra l’altro, se dovesse durare la mancanza di mascherine adatte alla tutela dei lavoratori, Nursind passa agli avvertimenti (e lo stesso fa la Cisl, con una diffida): «Adiremo alle competenti sedi giudiziari per il perseguimento dei reati di colposa diffusione dell’epidemia, tentate lesioni e/o omicidio colposo. In mancanza di riscontro, adiremo le competenti autorità giudiziarie civili per la tutela dei diritti del personale sanitario anche in via urgente e l’ispettorato del lavoro per l’emissione dei dovuti provvedimenti». Poi c’è la nota della Cisl, con Andrea Figaia per la segreteria Toscana Nord ed Enzo Mastorci per la Fp Toscana. «Gli infermieri non hanno un luogo adatto dove spogliarsi, quando, durante il turno, devono uscire per esigenze fisiologiche - scrivono i sindacalisti della Cisl - al ritorno non hanno di che proteggersi, dovendo riutillizzare quelli già usati, con evidente rischio di contaminazione. In pratica si rischia il contagio delle maestranze sanitarie e la successiva trasmissione in famiglia. E via così. Si chiede con urgenza l'arrivo di mascherine adatte, tute ed attrezzatura necessaria per l'isolamento del professionista interessato, e anche, per quanto riguarda il “repartino” Covid- 19 creato al Noa al posto della chirurgia ambulatoriale e di bassa intensità chirurgica, una organizzazione del lavoro e una logistica almeno minimamente adatta allo scopo. Inoltre, considerato l'elevato numero degli asintomatici, chiediamo che tutto il personale sanitario sia sottoposto a tampone». —



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