Il Tirreno

I carcerati produrranno le mascherine

Alessandra Vivoli

Interrotta la produzione di coperte e lenzuola, il laboratorio tessile e i detenuti in prima linea per aiutare gli ospedali

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massa

«È stato un lavoro di squadra. C’è stato l’appoggio di tutti, polizia, istituzioni, il territorio si è fatto sentire. I detenuti ooi ci hanno messo la loro grande motivazione: si parte convinti per questa nuova sfida che si pone l’obiettivo di dare una mano in questo difficile momento di emergenza sanitaria».

A parlare è Maria Cristina Bigi, direttrice del carcere di Massa.

La sfida a cui fa riferimento è la produzione di mascherine chirurgiche.

«Attendiamo la validazione dall’Asl per poter cominciare la produzione - spiega - il laboratorio tessile ha sospeso la fabbricazione di lenzuola e coperte per le carceri italiane. Dieci detenuti, per il momento, saranno impiegati esclusivamente nella produzione di mascherine chirurgiche. Un segnale importante la voglia di riscatto che risponde alla più grande emergenza sanitaria italiana».

«Una bella pagina dal carcere di Massa»: scrive il deputato Cosimo Maria Ferri.

«È partito stamani un progetto importante nell’istituto penitenziario di Massa, il laboratorio che si trova all’interno, ritenuta un’eccellenza, dove già lavoravano diversi detenuti e venivano prodotte lenzuola e federe per tutte le carceri italiane e per tutte le caserme degli agenti, vista l’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, trasformerà la propria attività e produrrà mascherine chirurgiche- continua - Quindi stop alle lenzuola, tutte le energie saranno impegnate per produrre mascherine, con apposita certificazione. Mascherine che in primis saranno destinate a tutto il personale del settore penitenziario, ai detenuti, a tutti coloro che frequenteranno il carcere. Soddisfatte queste esigenze, grazie ad un accordo con il Ministero della Sanità e con le Asl, le mascherine potranno essere destinate anche alle strutture Ospedaliere».

«Un bellissimo segnale e un messaggio forte di speranza e di solidarietà sia per i detenuti che lavoreranno all’interno sia per tutti noi- prosegue Ferri - Un’iniziativa che può stimolare anche all’esterno del carcere gli imprenditori a convertire la propria attività produttiva. In queste settimane di difficoltà per il paese, dove certamente la priorità è la tutela della salute di tutti, abbiamo assistito, infatti, alla mancanza di materiali sanitari. Mascherine che servono alle donne ed uomini della Polizia Penitenziaria, a tutto il personale, a tutti i volontari, ai medici, agli infermieri, a chi continua a lavorare, a tanti operatori, a tante famiglie. Il numero delle richieste non riusciva e non riesce a soddisfare tutti e si è verificata in questi giorni una vera e propria “caccia alla mascherina» .

«Il nostro paese non ha una produzione interna sufficiente di questi materiali, tanto che la maggior parte viene acquistata all’estero, ma purtroppo tanti ordini sono stati bloccati alle frontiere- conclude Ferri - È stata, quindi, giusta la decisione del Governo di consentire alle imprese, a chiunque fosse in grado, di convertire la propria produzione e di dedicarla alla realizzazione di prodotti sanitari indispensabili per la tutela della salute. Questa pagina scritta in carcere può essere davvero di aiuto, consentirà allo Stato di risparmiare ma darà anche una risposta concreta ad un’esigenza reale. Grazie a tutti coloro che all’interno del carcere stanno lavorando per questo nuovo progetto». —

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