Il Tirreno

«Chi non produce beni essenziali si fermi»

Libero Red Dolce

L’appello del sindacalista Usb Buffa: «Non si scelga tra stipendio e salute». Un operaio: «Se non vengo non mi rinnovano»

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La richiesta è ancora, sempre la stessa: garantire la sicurezza dei lavoratori e fermare tutte le attività che non sono considerate essenziali. Il sindacalista dell’Usb Elia Buffa prende spunto da alcuni messaggi che gli ha mandato un operaio ritornato a lavoro dopo la sanificazione della ditta: «Siamo senza mascherina e veniamo a lavorare lo stesso. In poche parole sono costretto: o resto a casa e a fine contratto non me lo rinnovano e rischio di non riuscire a pagare l’affitto. Oppure vado a lavoro e rischio».

È il tipo di bivio al quale nessun lavoratore dovrebbe trovarsi. E che invece, secondo Buffa, sta mettendo in difficoltà diversi lavoratori in questi giorni complicati, soprattutto quelli successivi al decreto del 9 marzo con il quale alcune categorie di lavoratori sono rimasti a casa, tutelati dallo smart working, e altri sono rimasti in fabbrica, in corsia, tra i reparti del supermercato e nei cantieri.

Buffa spiega che si tratta di una ditta che è nel territorio per un appalto. Il lavoratore si è rivolto a lui chiedendogli lumi su come fare per i giorni successivi alla sanificazione, valutando la possibilità di andare in malattia. Buffa fa vedere alcuni messaggi: «Io qua sono a paga conglobata, che non esisterebbe. non ho diritto a malattie, a ferie, né a tredicesima o quattordicesima. Ho chiesto se posso mettermi in malattia ma mi hanno detto che non sanno se si può fare perché gli accordi sono diversi».

Il nome del lavoratore però Buffa chiede di non farlo. «Il problema è che si tratta di lavoratori che spesso vengono dall’estero, in questo caso dai paesi dell’est Europa. La possibilità di ricattare purtroppo è molto forte e ci sono poche garanzie.

Intanto dopo la sanificazione si è tornati a lavoro, ma l’operaio ha rivelato che la situazione sarebbe complicata. Ci sarebbe cioè chi ha le mascherine e chi no.

«Innanzitutto ritengo che per chi si trova a lavorare sia essenziale garantire la sicurezza. Ma qui stiamo parlando di un’industria che non produce beni essenziali. Possibile che per produrre beni non essenziali si tolgano dal mercato forniture di dpi agli ospedali, in cui scarseggiano?», si chiede Buffa.

Il sindacalista pertanto chiede la sospensione di queste attività.« Il coronavirus scoperchia il vaso di pandora di un sistema marcio, basato su una logica tanto semplice quanto inaccettabile: il profitto di pochi ricchi e benestanti a costo della dignità, della salute, della sicurezza e della vita di tutti e tutte. Il coronavirus non sceglie chi colpire, è il sistema che sceglie chi sono le vittime sacrificali la cui pelle vale perfino meno del costo di una mascherina», conclude.

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