Il Tirreno

la lega cavatori 

«Grazie a chi ci sta salvando Bene stop in cava»

Irene Rubino
«Grazie a chi ci sta salvando Bene stop in cava»

«Se non ci fossimo fermati ci sarebbero stati più problemi a reperire le mascherine In molti si stanno attrezzando per le sanificazioni»

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carrara

Quando molte cave sono ferme per evitare il rischio di contagio, arriva un messaggio di solidarietà a tutto il personale ospedaliero da parte della lega dei cavatori, che auspica: «Bene fermare la lavorazione, chi continua rispetti le norme di sicurezza».

«Vogliamo esprimere massima solidarietà a tutti i lavoratori impegnati con abnorme sacrificio e sforzo nel tentativo di contrastare questa emergenza sanitaria in primis il personale ospedaliero, ridotto all’osso suo malgrado da scellerate scelte politiche ed economiche basate su continui tagli alla sanità pubblica che viceversa hanno favorito quella privata».

Un ringraziamento dovuto e sentito, dunque, «nella speranza futura che tutti questi elogi a questi ultimi martiri della classe lavoratrice non siano fini a se stessi ». I tagli alla sanità, ricorda la Lega cavatori, riguardano tutti: «Quante volte parlando con i colleghi in merito a scioperi che si opponevano a tagli sulla sanità pubblica o nella pubblica istruzione la risposta era: non riguarda noi. Sembrerebbe riguardi tutti invece. Bisogna rafforzare quindi le reti di solidarietà perché le distinzioni tra categorie e settori esistono solo sulla carta. Un documento col quale non mancare di rispetto a nessun lavoratore che ancora deve recarsi a lavoro».

Nessun lavoro è esente da rischi: «Il nostro viene considerato un lavoro rischioso, ma nella situazione attuale nessun lavoratore purtroppo è del tutto al sicuro, basti pensare a chi è impiegato nella grande distribuzione, ma non solo. Nel nostro settore molte cave si sono fermate , ritenendo impossibile azzerare i rischi di contagio. Molte si stanno attrezzando per adeguarsi alle procedure di azzeramento del rischio covid-19. La vicinanza sulle Jeep, la sanificazione di spogliatoi e mensa, il contatto ravvicinato in operazioni lavorative sono i limiti di sicurezza ai quali siamo sottoposti. Oltremodo motivi psicologici legati alla paura del contagio potrebbero favorire disattenzioni e infortuni. Crediamo che la scelta di fermare le lavorazioni sia da perseguire, anche per non sottrarre al personale sanitario e malati un cospicuo numero di mascherine che servirebbero a noi per lavorare in sicurezza».

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