Massa-Carrara, allenarsi in bici da oggi diventa un reato
Il provvedimento del procuratore Mansi: «Sequestro probatorio di mountain bike e bici da corsa, sono corpo del reato»
Massa-Carrara
Come per gli uccelli migratori arriva il momento di solcare il cielo e andare, così a primavera i ciclisti, amatori e non, escono in strada per affrontare la strada e cominciare la stagione degli allenamenti. Ma da ieri la stretta voluta dalla Procura renderà la già evidente assenza di ciclisti su strada una certezza: il procuratore facente funzioni Marco Mansi ha disposto il sequestro probatorio dei velocipedi per chiunque vada ad allenarsi.
Verranno tempi per allenarsi in strada. Per il presente invece ci sono altri modi ed è lo stesso procuratore, come vedremo, a indicarli.
L’intenzione del procuratore è di fare la propria parte nella lotta al contagio. E, da appassionato maratoneta, lo fa in un campo che conosce: quello dello sport. Nelle prime righe del provvedimento sono spiegate le ragioni della stetta, «diretta a scongiurare allenamenti sportivi non consentiti dalle norme diretta a prevenire il contagio da coronavirus».
In questi giorni di confusione sulla possibilità di andare a correre o a passeggio(sì, si può purché da soli e in sicurezza, non è escluso dal decreto del presidente del consiglio purché da soli e in sicurezza, ndr) nella provincia apuana Mansi fuga il dubbio sul ciclismo. La procura infatti ha prescritto «il sequestro probatorio dei velocipedi (bici da corsa e mountain bike) utilizzati per allenamenti non permessi allo stato, di gruppo o in solitario, trattandosi di corpo del reato e quindi di strumento mediante il quale è commesso il reato previsto e punito all’articolo 650 del codice penale». Cioè l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Ci sono eccezioni. «Naturalmente la misura non è prevista nei casi in cui si accerti che lo spostamento in bici sia determinato da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Sono ragioni prudenziali a motivare la decisione. «Si fa presente che - scrive sempre il procuratore Mansi – anche nella situazione attuale di diminuito traffico veicolare, un incidente stradale o in montagna può determinare un inutile aggravio sulle già provate strutture sanitarie». E chi si allena sta fermo? No, suggerisce Mansi. «Del resto sono presenti strumenti (ad esempio rulli) in grado di mantenere un buon grado di efficienza fisica e di conservare lo stato di forma in questo particolare e delicato momento, caratterizzato, comunque, dalla sospensione di tutte le competizioni già previste». —
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