Attenzione
«Sui beni estimati no a scelte azzardate»
Legambiente spiega la scelta di non parlare dell’argomento nelle osservazioni al regolamento degli agri marmiferi
CARRARA. Sui beni estimati, Legambiente spiega perché - come osservato nel commento Il Sabato del 7 marzo scorsoa, e dal consigliere Pd Cristiano Bottici in commissione consiliare marmo durante l’audizione dell’Associazione ambientalista - non ha citato i beni estimati nelle osservazioni alla bozza di Regolamento degli agri marmiferi.. I beni estimati, ricorda fra l’altro Legambiente nel suo documento di replica, «pagano solo il contributo d’estrazione e non il canone di concessione», e in sostanza la cosa comporta una perdita di 4 milioni l’anno di entrate comunali. Nel comunicato Legambiente parla di una presunta critica di “corresponsabilità”, rispetto alla scelta di non aver proceduto con la pubblicizzazione dei beni estimati da parte dell’amministrazione comunale di De Pasquale, anche se in realtà il Tirreno aveva semplicemente sostenuto che Legambiente si era allineata alla scelta del sindaco, quella di non far seguire ai proclami della campagna elettorale i provvedimenti.
Legambiente prosegue: «Rispondiamo con il buonsenso che da sempre ci caratterizza, senza alcuna acrimonia».
«Certo - scrive l’Associazione - il Comune avrebbe potuto disporre che anche i titolari dei beni estimati pagassero il canone di concessione e, magari, mettere a gara anche queste cave, affermandone così la proprietà pubblica. Nessuno, tuttavia, può farsi illusioni: queste cave avrebbero certamente impugnato il provvedimento, facendosi forti anche della sentenza di primo grado del tribunale di Massa (febbraio 2018) che, per il momento, ne ha riconosciuto la proprietà privata. Con ogni probabilità il provvedimento sarebbe stato respinto dal Tar e ne sarebbe seguita una lunga vicenda giudiziaria, dall’esito incerto e potenzialmente disastroso per il Comune. Questa è la semplice ragione per cui, nell’ambito delle nostre osservazioni al Regolamento, la cui particolare durezza è ben argomentata e motivata, non ci siamo sentiti di infierire sul Comune per non aver compiuto una scelta sui beni estimati certamente coraggiosa, ma altrettanto azzardata».
E in merito al fatto di essersi adagiati sull’attesa che il parlamento legiferi, Legambiente ribatte: «Ricordiamo soltanto che la prima richiesta al parlamento fu la lettera del 24 febbraio 2017 con la quale Rossella Muroni, allora presidente nazionale di Legambiente, chiese ai presidenti delle commissioni parlamentari di Camera e Senato di proporre un intervento legislativo che riconoscesse i beni estimati come patrimonio indisponibile del comune. In seguito abbiamo chiesto ai parlamentari locali di attivarsi in tal senso e, anche recentemente, nel dicembre 2019, ci siamo attivati a livello nazionale (senza clamore) per sollecitare la calendarizzazione della legge. Considerato che Pd e M5S, pur divisi a Carrara, governano assieme a livello nazionale, un loro intervento per avviare l’iter della legge sarebbe certamente più produttivo per la città del lanciare accuse a Legambiente, del tutto pretestuose. Per inciso, altrettanto produttivo sarebbe portare a termine la ricognizione dei beni estimati risalendo al 1731, anziché fermandosi al catasto del 1823. Non va infatti dimenticato che in quegli oltre 90 anni altri beni estimati sono sorti come funghi, come testimonia l’editto delle usurpazioni del 1771, redatto proprio con l’intento (purtroppo non realizzato) di porre fine alle continue usurpazioni di cave. Cominciare a revocare i beni estimati usurpati sarebbe già un buon passo avanti», conclude Legambiente.
In attesa di una risposta del consigliere Pd Cristiano Bottici, che pubblicheremo nei prossimi giorni, come Tirreno possiamo semplicemente ribadire che nel commento del Sabato non c’erano accuse di corresponsabilità. Semplicemente, il Tirreno aveva osservato che il tema dei beni estimati era sparito dalle osservazioni al regolamento degli agri marmiferi. Queste righe di spiegazione, inviate una settimana dopo quel commento, sarebbe stato più semplice che Legambiente le avesse inserite come chiosa al documento del 3 marzo scorso.
Come avevamo scritto, tre anni fa i beni estimati erano nel primo capitolo affrontato. —M.B.
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