Il Tirreno

Si stoppa il marmo, al monte e al piano

Quadrelli (Fillea): nei primi due giorni di zona rossa alcune cave si sono fermate spontaneamente, altre di prepotenza

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massa carrara. Si ferma il lapideo. Fino a quando non saranno messe in atto le direttive previste dal protocollo di sicurezza Covid-19.

« Nel settore marmo a Massa Carrara le prime 2 giornate di “zona rossa” sono state problematiche- scrive in una nota Leonardo Quadrelli, segretario generale della FilleaCgil Massa Carrara - Metà delle cave si sono fermate spontaneamente, qualcuna anche di “prepotenza”. Ma un’altra metà ha continuato a lavorare. Quasi tutti i laboratori hanno lavorato. Secondo le aziende rispettando i protocolli di sicurezza Covid-19 che però non mi risulta c’erano e che ne Asl e/o parti sociali hanno mai concordato».

«Forse era meglio che le aziende concedessero qualche giorno di ferie per riorganizzare il lavoro come suggeriva il decreto di mercoledì notte. Purtroppo sono stati pochissimi i casi virtuosi - continua Quadrelli - In una situazione del genere - secondo me - il settore poteva tranquillamente fermarsi e lasciare per qualche giorno il marmo lì dov’è ! Questo perché gli esperti dicono che il modello Codogno è quello che ha dato più risultati di contrasto alla diffusione del Covid-19. Quindi - tranne il settore alimentare, farmaceutico, trasporti e poco altro - perché non fermare le industrie finchè non era chiaro il protocollo sanitario specifico da adottare ?»

«In merito al settore ci sono altre due questioni del perché secondo me va fermato lunedì prossimo subito finché non saranno rispettate e controllate le disposizioni definite nel protocollo sanitario sancito ieri mattina - prosegue Quadrelli - La prima è che chi conosce il lapideo sa la sua pericolosità e la promiscuità che comporta la lavorazione, in cava nei laboratori e in segheria. Sicuramente è promiscuo quanto un bar è un ristorante considerando i camionisti sempre diversi (anche da tutta Europa) che continuamente caricano e scaricano sui piazzali. Poi, il famoso metro di distanza tra due operai è spesso impossibile da rispettare, un solo positivo, ha un rischio elevato di contagiare tante persone.

La seconda è che la stessa Confindustria ha denunciato pubblicamente - causa la paura mondiale del contagio - il blocco assoluto del commerciale da è per il nostro paese, il rinvio di mesi di forte, commesse, contratti e preventivi preannunciando crisi per mancanza di lavoro a breve. Allora perché non fermarsi in questo momento di emergenza, invece di fermarsi tra qualche mese, quando (speriamo) il pericolo contagio è passato ? Sono stati coerenti e con un alto senso civico quelle aziende che si sono fermate in settimana, miopi, incoerenti e poco sensibili - secondo me - quelle che non l’hanno fatto e che magari come nulla fosse sta già mandando messaggi a lavoratori che lunedì si lavora subito e comunque minacciando lettere di richiamo disciplinare».

«Ora che c’e’ il protocollo sanitario è un dovere morale fermarsi finché non ci sia il rispetto assoluto di questo e nessuna azienda e cava secondo me è per ora è organizzata per questo- conclude - Quindì domani ì invito tutti i lavoratori a chiedere ferie e permessi o eventuale cassa integrazione con causale covid-19 fin quando non gli siano illustrate, pubblicate, messe in atto le direttive del protocollo e sia approvato dal Comitato per l’applicazione e la verifica con le rappresentanti sindacali (che non è sia chiaro il RLS) previsto all’art.13 del Protocollo. Da parte nostra sia chiaro verrà segnalato senza se e senza ma al Prefetto e Asl come da intesa». — —



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