Il dolore
«Mi rubò il telefono», ma fu scambio per la coca
Assolto un cittadino marocchino accusato da un ragazzo lombardo, con casa estiva a Marina, di averlo rapinato
Lo aveva denunciato perché sosteneva che gli avesse rubato il cellulare, il rolex (che poi si è scoperto essere falso) una notte dalle parti della stazione. Ma il giudice, dopo aver ascoltato il presunto aggressore, lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Non ritenendo vero, come detto nella denuncia, che i due non si conoscessero. Si conoscevano e tiravano cocaina insieme.
La collisione tra i due racconti è netta. Così come quella tra i mondi d’origine. Da un lato c’è la denuncia, di quello che allora, nel luglio 2015, è un ragazzo minorenne. Figlio della media borghesia lombarda, la famiglia possiede una casa per le vacanze a Marina di Massa dove passa un mese d’estate. Hanno anche un ombrellone e sdraio in un bagno.
L’altro è un cittadino del Marocco. Ha diversi precedenti per reati contro il patrimonio. È tossicodipendente, cosa che, così deduce il giudice, è «presumibilmente è all’origine dei reati» che ha commesso. Gli servono soldi per comprare la droga e se li procura con qualche furto.
Per cercare di arrivare alla verità il giudice dispone un esame incrociato: sia il ragazzo querelante che l’uomo accusato. Secondo il giovane lui nella notte tra il 15 e il 16 luglio stava tornando da un giro in auto in bicicletta nel centro di Massa. Sosteneva di essere passato per caso dalla stazione, dove, altrettanto casualmente aveva incontrato il marocchino.
Alla domanda sul come si conoscessero il ragazzo è vago: un incontro fortuito su una parte di litorale adibito a spiaggia libera. Racconta al giudice, e così nella denuncia, che l’uomo lo affronta insieme ad altre due persone dandogli due schiaffi in faccia, costringendolo a dargli orologio e cellulare.
Completamente la versione dell’uomo sotto accusa. Dice che si sono conosciuti per via della cocaina. Conferma in effetti che il primo incontro si accaduto in spiaggia, ma che da lì per una decina di giorni si fossero visti per sniffare insieme. E che si davano sempre appunamtento alla stazione, in un luogo isolato dove alcuni giovani italiani andavano a rifornirsi di stupefacenti.Quella sera, secondo il racconto, dopo alcuni tiri insieme il ragazzo si sarebbe detto disposto a dare cellulare e orologio a due spacciatori sconosciuti perché si erano trovati senza soldi per comprare la droga. A scambio avvenuto i due rivenditori erano andati via. Per via della conformazione urbanistica, e del luogo dove si trova la casa estiva della famiglia, il giudice ha ritenuto «impossibile» che il ragazzo si fosse trovato a passare dalla stazione per caso. Il luogo descritto non è di passaggio, «bisogna davvero conoscerlo» per arrivarci argomenta. Anche il ritardo nel presentare la denuncia ha convinto il giudice della scarsa affidabilità della versione offerta dal ragazzo. E sul fatto che in casa del marocchino fu trovata la scheda Sim è lui stesso ad aver spiegato che uno degli spacciatori l’avesse restituita per farla riavere al ragazzo.
Inoltre il ragazzo è apparso «incerto, contraddittorio e impreciso» nel corso dell’esame. Per queste ragioni il giudice Augusto Lama ha ritenuto che non si sia raggiunta la prova della rapina e ha assolto il marocchino perché il fatto non sussiste. —
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