Il Tirreno

La classe operaia (non) va in paradiso «Se manca la sicurezza impianti fermi»

Libero Red Dolce
La classe operaia (non) va in paradiso «Se manca la sicurezza impianti fermi»

Impiegati nelle mense e pulizie in ospedale: «Noi senza mascherine». Si valuteranno le situazioni e i rischi nelle aziende

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Ora che siete tutti a casa magari li vedete a occhio nudo. Gli operai (da sempre) in estinzione, gli addetti alle pulizie, alle mense, i trasportatori. È la classe lavoratrice che tira avanti la carretta, che lavora a meno di un metro da saliva e starnuti e che non vuole andare in paradiso perché manca una mascherina o le barriere per ripararli dall’utenza al bancone. Tirano la carretta, non stanno a casa (mettere hashtag...) e chiedono tutele. I sindacati confederali Cgil e Cisl in un incontro ieri in Prefettura hanno provato a trovare una mediazione tra l’esigenza di andare avanti e il bene primario, la salute di tutti quelli che lavorano.

Prendiamo il caso degli appalti ai servizi in ospedale. La prima linea. Mense, pulizie: servizi fondamentali in questa fase tra dottori e sanitari distrutti e sanificazioni impeccabili. Ecco, queste lavoratrici telefonano ai sindacati per denunciare la mancanza di protezioni individuali come mascherine e guanti, come di detersivi. Sono meno utili di altri in trincea?

Le criticità vengono segnalata anche dal settore terziario, in particolare dai supermercati. Negli ultimi giorni la grande distribuzione, anche le aziende presenti sul territorio come Esselunga, Conad e Carrefour, si stanno attrezzando per mettere dei divisori in plexiglass alla casse e hanno dotato di mascherine lavoratori e lavoratrici. E gli ingressi nei punti di vendita vengono contingentati. Un buon segnale ottenuto grazie alle numeroso segnalazioni di chi sta in corsia, al banco o alla cassa.

«Riceviamo anche segnalazioni dai lavoratori in cava - spiega Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil - di lavoratori che vanno su con i fuoristrada con cinque o sei persone dentro. O di persone che lavorano senza mascherine e altri supporti. O ci raccontano di situazioni in cui non vengono mantenute le distanze di sicurezza e i lavoratori chiedono di essere messi a casa».

Così all’incontro in prefettura, di fronte al vicario Giuseppe Larosa, s’incontrano le parti sociali. C’è Gozzani, Andrea Figaia segretario provinciale della Cisl (che ha proprio ricordato la difficoltà di alcuni lavoratori a farsi rappresentare dal sindacato), il presidente della provincia Gianni Lorenzetti, i sindaci di Massa e Carrara Francesco Persiani e Francesco De Pasquale, il presidente degli industriali Erich Lucchetti, Gino Barattini presidente Piccola industria Livorno Massa Carrara. La posizione dei sindacati è unanime: «non vogliamo fermare tutto, ma la salute dei lavoratori viene prima di tutto. Dove non ci sono garanzie di sicurezza ci si deve fermare».

In questi giorni però, complici le strutturali carenze di personale dell’ispettorato e la situazione emergenziale, i controlli non possono verificare ogni situazione. Come si farà? Si andrà a discutere sul documento di valutazione dei rischi, azienda per azienda, con le rappresentanze sindacali che segnaleranno eventuali criticità e le parti che si siederanno da lunedì. E se non ci sarà accordo saranno problemi per andare avanti. —

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