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Coronavirus, il “caso” Lunigiana: 33 positivi su 58 totali in provincia
In attesa di risposte scientifiche il presidente dell’Unione dei Comuni spiega la storia di una terra accogliente di confine
Il "caso Massa-Carrara" sta tutto in una manciata di numeri. Quelli che raccontano come l'incidenza del coronavirus sia "sproporzionata" nella Provincia apuana.
Il primo numero da appuntarsi è 12,3%: si tratta della fetta di casi di positività al tampone registrati in provincia (58 in totale) rispetto ai 470 dell'intera Toscana. Non finisce qui, però. Perché all'interno del "caso Massa -Carrara" c'è un "caso Lunigiana". Sui 58 casi in Provincia, infatti, ben 33 sono ascrivibili alla zona più interna. Si tratta di oltre il 65%, mentre la popolazione della Lunigiana è solo il 27% del totale. Anche qui, dunque, c'è una sproporzione evidente, che segnala un problema: l'incidenza del virus in Lunigiana è dello 0,048%, mentre quella nel resto della Provincia (cioè nei Comuni di Massa, Carrara e Montignoso) è limitato allo 0.009%.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: perché questo picco in Lunigiana? La Lunigiana è stata più volte descritta come terra di confine tra le prime zone rosse. Confinante con l’Emilia e praticamente sorella di La Spezia, dove avvenne uno dei primi contagi con Codogno. In attesa delle risposte scientifiche, abbiamo girato la domanda al presidente dell’Unione di Comuni Montana della Lunigiana, Roberto Valettini: «Geograficamente la Lunigiana è una terra che si insinua nel nord Italia, quindi più a contatto con le zone di maggiore diffusione del contagio. Da questo dato di fatto deriva il discorso delle seconde case. Perché è proprio la concentrazione di cittadini non indigeni che può essere la motivazione della maggiore diffusione del coronavirus rispetto al resto della Toscana. Di conseguenza, chi viene qui dalla Lombardia non dimostra grande senso di responsabilità e mette a rischio la salute di tutti, non mostrando rispetto, in particolare, per i cittadini più fragili e più deboli» aggiunge il sindaco di Aulla, il quale parla con veemenza di queste persone poco responsabili. «Per fare la spesa girano nei nostri supermercati ovviamente. Inoltre, non avendo qui il proprio medico di famiglia, se si dovessero sentire male sarebbero costretti a raggiungere i pronto soccorso dei nostri ospedali, con tutti i rischi connessi a una condotta del genere».
Una condotta che è stata già stigmatizzata dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il quale ha firmato, pochi giorni fa, una ordinanza in base alla quale le persone provenienti dalle zone a maggior rischio epidemiologico facciano rientro immediato al proprio domicilio, abitazione o residenza. L’ordinanza è rivolta chiaramente alle migliaia di persone che, negli ultimi giorni, sono venute in Toscana dalla Lombardia e dalle Province “rosse” del nord Italia. E alcune persone, fortunatamente non molte, sono state trovate presso le proprie seconde case dalla Polizia Municipale aullese, soprattutto fra le frazioni di Pallerone e Vecchietto, con gli uomini in divisa che hanno letto loro l’ordinanza di Rossi con l’ausilio dell’altoparlante.
Infine, Valettini, il quale si recò in Cina sei mesi fa per stabilire rapporti di amicizia con la città di Lushei, sottolinea che ben 2mila mascherine potrebbero arrivare in omaggio da quella cittadina: «Mi occuperò di smistarle a ogni Comune lunigianese». —
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