Sicurezza
Alla Solvay consulente col virus La preoccupazione degli operai
Un caso positivo di Coronavirus alla Solvay ha creato un certo scompiglio tra i lavoratori. Si tratta di un consulente che due o tre volte alla settimana si reca nella sede di Massa e che venerdì scorso è stato in contatto con alcuni operai. L’uomo ha comunicato l’esito positivo del tampone all’azienda che ha invitato chi era stato a contatto con lui a farlo sapere. Si tratta di sei dipendenti. Ma molti altri temono di avere avuto contatti nei giorni precedenti e circa 40 lavoratori - cifra non contestata e nemmeno confermata da Solvay - sono in malattia. La situazione insomma è tesa.
Solvay, contattata da Il Tirreno, parte da una premessa: «abbiamo attuato, con l’emergere dell’emergenza, delle direttive su tutti i nostri siti italiani, progressivamente con l’aumento delle informazioni, per aumentare situazioni di sicurezza e igiene in conformità alle direttiva emanate dal ministero della salute: distanziamenti, telelavoro, sanificazioni e attestati di sicurezza dei camion che arrivavano».
Per quanto riguarda il caso del consulente positivo al tampone, Solvay fa sapere che l’informazione in azienda è emersa lunedì. «Da subito è stata fatta una procedura per identificare chi aveva avuto un contatto diretto. Si sono auto dichiarate sei persone e queste le abbiamo segnalate all’Asl come procedura e da quel momento è partita la quarantena», specifica l’ufficio comunicazione.
Gli altri dipendenti non sono classificati come a rischio, perché non lo hanno visto né frequentato direttamente per come ricostruito dalla Solvay.
Ad alcuni dipendenti rimane però la perplessità. Innanzitutto sul momento del contagio del consulente, considerato il periodo d’incubazione di 14 giorni del coronavirus. Anche se, conferma l’azienda, l’uomo sarebbe venuto a contatto con persone positive due giorni prima del venerdì.
Sui tanti lavoratori col certificato medico la posizione dell’azienda scinde i due problemi. «È una cosa in corso da prima, forse con l’avviarsi delle informazioni gravi che stanno emergendo da fine febbraio. Assenze giustificate da certificati medici, ma sono situazioni differenti. Noi nei abbiamo preso atto».
Sulla vicenda ecco il commento del segretario Filcams Nicola Del Vecchio: «Appena sono venuto a conoscenza della positività al coronavirus di un collaboratore operante all'interno dello stabilimento di Massa, e a seguito dell'apprensione manifestatami da tanti lavoratori dello stabilimento, mi sono sentito in dovere di informare l'Usl per accertarmi della correttezza nell'applicazione del protocollo. E allo stesso tempo le Rsu aziendali si sono attivate con la direzione per avere garanzie precise sull'adozione di idonee misure di protezione. In questi momenti non possiamo assolutamente lasciare nulla al caso e tutti noi abbiamo la responsabilità e il dovere di attenerci alle disposizioni ministeriali». —
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