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Coronavirus: in Lunigiana servono mezzi e indicazioni. Sindaci riuniti
Nei comuni confinanti attesa per le indicazioni su chi arriva dalle province chiuse. L’incontro tra primi cittadini ad Aulla: misure per i pendolari e ausilio ai medici
Lunigiana. Le chiamiamo “zone rosse”, ma nel decreto del presidente del consiglio sono indicate come “arancioni”. Ma ci sono punti dove il confine geografico è sfumato, mentre quello amministrativo è netto. E qui, al confine con le province di Reggio Emilia e Parma, resta l’incertezza sul cosa fare per i sindaci in prima linea: Pontremoli, Fivizzano e Zeri. Gestione dei possibili flussi di cittadini dalle zone chiuse, il problema dei pendolari e la gestione dei nuovi arrivati. Per ora c’è un’incognita, riempita in parte solo dall’ordinanza della Regione che impone la quarantena obbligatoria per chi viene dalle 14 province e dalla Lombardia indicate dal decreto di Conte. E così i sindaci di tutta la Lunigiana ieri alle 19 si sono riuniti ad Aulla per parlare. Correttamente, in una bella immagine di senso civico, rispettando le misure sulla distanza di almeno un metro l’uno dall’altro.
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Non ci sono disposizioni precise però su come gestire eventuali flussi in arrivo dalle province confinanti. Anche se i cittadini segnalano, fenomeno in verità registrato da giorni, la riapertura delle case estive.
Fa una fotografia della situazione il sindaco di Fivizzano Gian Luigi Giannetti. «Purtroppo al momento non abbiamo grandi disposizioni. Chiaramente c’è la decisione della Regione per cui tutte le persone che vengono dalle zone arancioni sono in quarantena, però non abbiamo indicazioni sul resto».
Ma non è una semplice questione di linee guida. C’è di più e riguarda i mezzi. «Sono abbastanza scarsi, sia sul piano materiale che del personale, inutile negarlo. I Comuni hanno un servizio di polizia municipale, ad esempio a Fivizzano abbiamo quattro unità. E poi ci sono i carabinieri delle varie stazioni, che però hanno anche tantissimi altri impegni come d’altronde gli uomini della municipale. In teoria c’è la protezione civile», spiega Giannetti.
E poi torna sulla questione dei mezzi. «Chiaro che i volontari di protezione civile e pubbliche assistenze sono in difficoltà, perché c’è una certa penuria di materiali e attrezzature. Penso alle mascherine intanto. Situazioni che li portano a dire no quando vengono chiamati. Intendiamoci, c’è una grande disponibilità di tutti, associazioni e membri che le compongono. Ma è giusto che un lavoro del genere, che è importante, vada fatto e garantendo l’incolumità ».
Anche la sindaca di Pontremoli, altro comune di confine con la zona arancione, prova a tracciare un punto delle criticità . «Si sono accorti adesso che Pontremoli è al confine. Lo andiamo dicendo da qualche settimana che ci sarebbero state delle difficoltà», riflette amara la sindaca Lucia Baracchini.
«In questo momento serve lucidità. Abbiamo il grosso problema dei lavoratori, ci sono molti pendolari. Tutta le gestione è in mano a governo e regioni, noi attendiamo per ora. Le persone che partono da qui per andare a lavoro come fanno? Chi li autorizza? E per chi arriva: noi ad esempio stiamo guardando i vari elenchi delle seconde case, abbiamo fatto controlli con i vigili nelle frazioni dove c’è un grosso patrimonio immobiliare di chi viene da fuori».
La riunione dei sindaci
Tre i punti trattati dai primi cittadini lunigianesi che si sono incontrati ieri ad Aulla in serata. Supporto al medico che segnala i casi, la questione pendolari e il monitoraggio dei flussi dalle zone arancioni. Lo spiega il sindaco di Aulla, Roberto Valettini. «C’è il massimo, e dico il massimo, apprezzamento nei confronti del dottor Francesco Sacchelli che sta facendo un lavorio straordinario. Riteniamo tutti, con l’andare della situazione, che abbia bisogno di un ausilio. Ma non è sufficiente uno soltanto. Che ci siano due altri medici e due amministrativi per gestire».
Il secondo punto è lo spostamento dei pendolari verso le zone arancioni. In molti lavorano oltre “confine”. Sono le comprovate esigenze lavorative di cui parla il provvedimento del presidente Conte. «Stiamo capendo chi comprova queste, immagino il datore di lavoro. Ovviamente chiediamo anche che siano monitorate», aggiunge Valettini.
La terza questione che è la più delicata: coloro che vengono dalle zone rosse. Se non autodenunciano la provenienza c’è da capire chi interviene e come.
Su questo i sindaci si rivolgono alle istituzioni, Regione e Governo, per capire cosa bisognerà fare. —
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