Attenzione
Pronto soccorso: accessi giù del 30%
La sala d’attesa è vuota, semi deserto anche il parcheggio del Noa e sulle ambulanze salgono operatori super bardati
Non è una mattinata come tutte le altre, dentro e fuori dal Noa di Massa. Non potrebbe esserlo, perché in giro c’è il coronavirus e la gente ha paura.
Il primo effetto della psicosi da contagio è il calo dei pazienti in attesa al pronto soccorso. Nessuno nella sala d’aspetto, neanche un cittadino, neanche un anziano, nessuno che si sente male, o che pensi di aver bisogno di cure. Non è un caso. La fotografia della sala d’attesa vuota è confermata dai dati che arrivano dal pronto soccorso del Noa: nell’ultima settimana gli accessi al ps sono stati il 30 per cento in meno. Si è passati da una media di 150-180 accessi, ad una di 98, massimo 120 accessi. E forse i cittadini non vogliono sentirselo dire, ma la verità è che, fino ad oggi, quando non avevano paura di uscire di casa, o di entrare in contatto con altre persone, spesso affollavano il pronto soccorso senza motivo, creando quelle attese interminabili. Ore ed ore, notti intere in sala di attesa, proteste e accuse al sistema sanitario.
Il primario del pronto soccorso, Alberto Conti, la dice in maniera più “elegante”: «Sono crollati i casi a bassa priorità, ed è una cartina di tornasole. Significa che molti di quei cittadini che di solito si recano al pronto soccorso potrebbero tranquillamente essere curati dal medico di base». C’è anche il dato dei ricoveri, che in questo caso sono aumentati, dal 12 al 20 per cento, perché, è chiaro, sono i ricoveri effettivi, non più inquinati da quelli di passaggio.
Ad un certo punto qualcuno entra al pronto soccorso, un giovane che si tiene stretta la milza: suona il campanello, grida dal dolore. Gli apre una sanitaria tutta bardata che, prima ancora di chiedergli cosa si senta, gli copre la bocca con una mascherina. Poi lo porta dentro. Fa effetto anche vedere due operatori salire su una ambulanza: non sono i soliti volontari che si vedono alla guida di un mezzo di soccorso. Hanno la tuta ermetica, con il cappuccio, i guanti, la mascherina di plastica per coprire gli occhi e una sulla bocca. Sembrano alieni. Appena fuori dal parcheggio accendono le sirene. Vanno ad effettuare un tampone di Covid-19. I casi a Massa iniziano a salire.
La paura di contrarre il coronavirus ha svuotato bar, ristoranti, strade e negozi. E anche l’ospedale. Ce ne accorgiamo perché si trova parcheggio gratuito fuori dal Noa e perché quello interno è quasi deserto. La popolazione sta seguendo le direttive regionali, evitando di recarsi in ospedale se non per urgenze. I pazienti possono ricevere soltanto una visita dall’esterno e molti reparti rimangono comunque interdetti al pubblico, come quello di malattie infettive, per ovvi motivi. Qualcosa però è successo ieri mattina, perché fuori dall’ingresso principale si sono formati alcuni capannelli. La gente parla tra sé, e poi parla al telefono: «Non fanno più entrare nessuno in ospedale; ci hanno detto che oggi non si può passare. Dicono che arriverà giù la dottoressa e ci darà lei notizie, perché su non possiamo salire».
Strani voci si susseguono, e allarmismi: arriva anche Pegaso dall’alto e atterra sulla eli-superficie dell’ospedale. I pazienti ricoverati dovrebbero essere sette, anche se si pensa che, per lasciare letti disponibili in rianimazione, alcuni siano in fase di trasferimento —.
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