Il Tirreno

Coronavirus: il reparto della vita, ecco come si lavora fra mamme e bimbi

di Chiara Sillicani
Coronavirus: il reparto della vita, ecco come si lavora fra mamme e bimbi

Parla Marrai, primario di ostetricia all'ospedale di Massa: massima sicurezza. E alle gestanti dice: in caso di febbre, chiamate il medico

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MASSA. È il reparto che invita alla speranza, che ti ricorda che la vita va avanti. Che possiamo farcela. Ad ostetricia si lavora sodo, tra i sorrisi di chi abbraccia il suo bambino per la prima volta, e la preoccupazione del contagio. A dirigerlo quel reparto, con le funzione di primario facente funzione, è Roberto Marrai.Dottore, sono giorni difficili....«Lo sono. Pensare che i primi due mesi del 2020a ci avevano regalato il segno più e finalmente avevamo visto crescere le nascite. Ci sembrava davvero un segnale positivo, poi è arrivato il coronavirus».

E adesso come si lavora in reparto?

«La prima cosa importante da dire è che a mamma e bambini è garantita, come sempre, la massima assistenza. Evidentemente, però, abbiamo recepito tutte le disposizioni in materia di contrasto alla diffusione del virus, con lo scopo di proteggere da infezioni esterne le mamme e i neonati».

Quali provvedimenti avete assunto?

«Abbiamo disposto un doppio filtro per chi accede ad ostetricia: il primo all’ingresso dell’ospedale, il secondo all’ingresso del reparto ( con l’igienizzazione delle mani e l’obbligo di rispondere ad alcune domande per risalire ad eventuali contagi ndr). Ogni mattina annuncio io stesso che, per assistere la mamma, è ammessa in stanza una sola persona. Se chi fa assistenza desidera darsi il cambio con un altro familiare, è consentito a condizione che quel cambio avvenga fuori dall’ospedale e che la persona che subentra si sottoponga nuovamente al doppio filtro. Scoraggiamo in ogni modo l’ingresso di visitatori. Vero che in reparto abbiamo mamme e bambini sani, altrettanto vero che si tratta di persone fragili da protegere in ogn modo».

E i visitatori accettano le nuove norme?

«Sì, quasi sempre. Comprendono che lo scopo è la tutela di mamme, bambini e operatori. Se un sanitario dovesse essere contagiato, scatterebbe la quarantena per tutti i colleghi con cui ha condiviso il turno».

E al momento del parto come funziona?

«È ammesso l’ingresso di una sola persona che affianchi la mamma. Chi accompagna la partoriente deve sottoporsi ad un ulteriore filtro e, se necessario, gli viene fatta indossare la mascherina».Se dovesse arrivare una partoriente positiva al coronavirus?«Sono già attive le procedure per parti naturali e cesarei di donne positive. È a disposizione la stanza a pressione negativa per un eventuale isolamento. Speriamo non serva, ma noi siamo pronti ad assistere donne positive evitando ogni tpo di contatto con altre pazienti».

Le partorienti sono preoccupate?

«Certo che lo sono. Lo sono per loro e per il bambino, ma noi assicuriamo loro massima sicurezza, assistenza e rispetto dei protocolli».

Dottore, in ostetrica era attivo il fast track. Significa che le pazienti, dal pronto soccorso potevano salire direttamente in reparto. Ora non funziona più?

«È importante in questo periodo che le donne in gravidanza che presentano tosse o febbre, non vengano in ospedale, ma si rivolgano prima al medico curante.In ogni caso le stanze adibite a fast track funzionano adesso come aree "filtro" in cui il personale fa una prima valutazione sulle condizioni di salute delle donne».

Il personale è davvero in prima linea...

«Sì e io lo voglio ringraziare per come applica le complesse procedure, per come contiene ansia e timori, per l’impegno che mette nel lavoro e nel rasserenare le nostre mamme. Grazie».

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