Gioco
L’Inail sul lapideo: poca attenzione alla sicurezza. E i sindacati: scarsa ricaduta occupazionale
Il confronto sul regolamento del marmo, anche gli imprenditori insoddisfatti su durata delle concessioni e lavorazione in loco
CARRARA. Per l'Inail, nel testo manca la centralità del capitolo sicurezza; dal mondo dei sindacati evidenziano temi come tracciabilità, beni estimati e ricadute occupazionali. E ancora: se durata della concessione e lavorazione in loco di metà, almeno, del materiale da taglio estratto preoccupano gli industriali, dalle cooperative arrivano anche i dubbi sulle aste. Dopo il “riscrivetelo” di Legambiente dei giorni scorsi, la bozza di regolamento degli agri marmiferi comunali incassa le osservazioni che arrivano dal mondo del lavoro nel secondo incontro della commissione marmo. Sindacati, enti, cooperative, Confindustria – riuniti ieri in sala di rappresentanza per discutere del testo – non promuovono la bozza e suggeriscono nuove modifiche.
Confindustria e cooperative
Si parte da Confindustria Livorno Massa Carrara, con il vice presidente Andrea Rossi che comincia dalla durata delle concessioni (si va da un minimo di 13 a un massimo di 25 anni, nel testo): «A parte il periodo che non sembra congruo per ammortizzare gli investimenti delle aziende, mi spaventa l'obbligo di lavorazione in loco del materiale estratto fissato almeno per il 50 per cento, con l'aumento della percentuale che garantisce l'aumento del periodo. Posso capire l'intento, ma non tutto il materiale è idoneo per essere trasformato e la norma non tiene conto di dinamiche commerciali. È l'azienda per prima che vuole lavorare il suo prodotto per aumentarne il valore, ma non sempre è possibile. Nell'attuale contesto economico si rischia la riduzione di investimenti e di forza lavoro». Da Confindustria alle cooperative per cui parla Anselmo Ricci (presidente di Gioia) e qui i dubbi si allargano alle aste, con una premessa: «Siamo un'eccellenza riconosciuta, a partire dalle maestranze; capisco le associazioni, ma per noi parlano i numeri, i dati di fatto». Dalle certezze alle perplessità; nel mezzo la proposta di un paio di anni aggiuntivi nella durata della concessione: «Verranno introdotte per la prima volta le aste: ribadisco la preoccupazione sollevata in Regione. Il rischio che non siano persone del luogo a gestire le cave è concreto. E anche che subentrino logiche più grandi di noi – spiega –. Per questo ben venga la clausola sociale, ma così come è inserita non garantisce i posti di lavoro. Dobbiamo garantire la stabilità occupazionale di tutti: dalle cave all’indotto e al servizio terziario. Il 50 per cento? Non siamo più a metà del secolo scorso, Carrara rappresenta lo zero-virgola, diventa un'impresa impossibile, soprattutto con la concorrenza degli altri paesi. Si rischierebbe il collasso».
Inail e sindacati
Sulla tutela dei posti di lavoro tornano, ovviamente, anche i sindacati non prima di Giovanni Lorenzini (Inail) che ribadisce: «Salute e sicurezza non hanno nella bozza la centralità che meritano; il lapideo paga un altissimo tributo in termini di infortuni in cava. È un comparto d'eccellenza, ma si doveva partire dalla sicurezza come prerogativa». Poi la volta dei sindacati. «Il testo si può migliorare, a partire dalla tracciabilità fino alla creazione di un marchio. Noi proponiamo che venga rispettato il rapporto tra addetti e tonnellate estratte di un operaio a un migliaio», afferma Leonardo Quadrelli (Fillea Cgil). Certificazioni ambientali, di sicurezza e, ancora, i contratti di lavoro: «Il mancato pagamento di due mensilità può essere aggiunto al testo per la revoca dell'autorizzazione. Proponiamo un'idea forte per le aziende al piano che sono a terra: al posto della tassa marmi qualche cava potrebbe dare al Comune blocchi da far lavorare alle aziende del piano in crisi», continua.
«Mi aspettavo un incontro durante la stesura della bozza, non alla fine. Dopo anni di attesa speravo anche in uno sforzo maggiore: beni estimati, materia di cave miste, la percentuale di resa e i 25 anni di durata che, nel nuovo contesto, sono eccessivi. Su questi punti mi aspettavo di più», chiude il segretario Andrea Figaia (Cisl).
L'amministrazione
Da piazza Due Giugno la risposta a fine incontro è quella del vicesindaco Matteo Martinelli. «Il testo è sempre migliorabile e ha una portata generale: le normative di settore mutano con una velocità diversa. I temi più discussi come prevedibile sono il periodo transitorio e la durata della concessione. Noi abbiamo fatto una scelta che può apparire “democristiana”: un periodo non così lungo, ma che si può allungare con interventi che vanno a incidere nel rapporto tra città e aziende. La filosofia è questa: conciliare esigenze delle aziende e della comunità perché parliamo di un bene comune nel regolamento. Si premia la lavorazione in loco per rispondere alle richieste dal piano, premiando aziende che investono sul territorio. Questi investimenti fuori dal settore marmo sono importanti alla luce dello studio dell'Università di Pisa che parla di una “monocultura” del marmo, definita come criticità». —
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