Il Tirreno

«Non giustificatevi con la beneficenza»

«Non giustificatevi con la beneficenza»

Dura critica del Circolo Anarchico Gogliardo alla Fondazione «Se volete finanziare opere sociali fatelo col conto in banca»

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carrara. Il titolo è durissimo: “Pezzenti”. È l’incipit di una dura critica che il Circolo Culturale Anarchico Gogliardo Fiaschi rivolge agli imprenditori del marmo, in particolare a una replica che il presidente dell’Associazione Industriali Erich Lucchetti ha diffuso in difesa delle critiche che erano piovute sull’organizzazione delle White Marble Marathon.. «L’unica cosa più odiosa di quando i "ricchi" giustificano la loro ricchezza con la beneficenza è la pretesa che tutti gli altri la debbano legittimare in virtù di questa. La beneficenza è una pratica che mal sopportiamo perché nella stragrande maggioranza dei casi non è altro che un modo borghese per lavarsi la coscienza, un retaggio distorto della cultura della carità cristiana per cui la speranza dei poveri è legittimata anche alla munificenza dei ricchi, nella fede di un aldilà paradisiaco», scrivono gli anarchici.

Nella lettera si rimettono in questione alcune pratiche bollate come incongruenti. «Ma noi siamo per l’aldiquà, e nell’aldiquà non è accettabile che ci si costruisca una credibilità costruendo pozzi in Africa coi proventi dell’inquinamento e della sistematica distruzione del sistema idrogeologico in Europa o donando macchinari per lo screening all’Asl mentre si alimenta la fabbrica dei tumori che imperversano sul nostro territorio. Ci pare proprio un’operazione bieca a vantaggio di ditte che producono utili milionari ogni anno (nel 2018 Franchi 20,57 milioni, Sagevan 13,62 milioni, per citare gli utili di un paio di ditte a caso) sfruttando delle montagne, che sono un bene del mondo non una tavola imbandita per chi, privo di un reale interesse sociale, s’ingozza a dismisura rompendo anche i piatti e lasciando le briciole ai piccioni che si azzuffano per accaparrarsele. E ci auguriamo che non ci sia bisogno di ripetere che ogni metro cubo smembrato dalla montagna e finito nella hall di un albergo di lusso di un emiro non tornerà più».

Poi l’attacco diretto. «Quindi la Fondazione Marmo, diretta emanazione di quegli stessi industriali, non si affanni ad arrampicarsi sugli specchi tacciando come pregiudizi le critiche che sono state mosse all’organizzazione della Marble Marathon, perché quelle critiche sono giuste, circostanziate e servono a ricordare che quando si organizzano eventi con chi finanzia la distruzione del patrimonio naturale per motivi di lucro non si può pensare di vestirli con l’abito della tutela ambientale, perché questa è una truffa culturale, un imbroglio dialettico, insomma: solo un modo di raccattare soldi, e siamo convinti che quando il denaro diventa argomento principe della discussione ogni principio vada a farsi fottere».

Nel mirino c’è anche la giunta grillina. «Questo vale anche per l’amministrazione comunale che ogni volta che chiede una mano agli industriali del marmo per organizzare o patrocinare iniziative legittima quel sistema capitalistico, devastante socialmente, di cui le imprese del marmo sono emblema; quindi poi non ci venga a raccontare lo sforzo di arginarlo. Non ci si stupisca poi delle infiltrazioni mafiose sul territorio che, con buona pace di chi le nega, sono presenti da decenni qui come come ovunque sussistano appalti lucrosissimi o pantagrueliche economie dominanti».

Poi l’invito agli imprenditori a non nascondersi dietro espedienti retorici. zCari industriali, giochiamo a carte scoperte: è ormai chiaro che il vostro intento è unicamente quello di tutelare i vostri patrimoni milionari perché chi è convinto del valore della beneficenza la fa senza sbandierarla e non la usa a giustificazione del proprio operato. Se volete finanziare opere sociali fatelo mettendo a disposizione il vostro conto in banca, e cioè quel patrimonio che accumulate sulle spalle di tutti, non arrovellatevi dietro a fondazioni ed eventi culturali che sono sono solo specchietti per le allodole utili a lavare le iniquità del vostro guadagno nella fontana della condivisione. Ma voi, industriali, fate bene a tutelare i vostri privilegi, sia chiaro che non auspichiamo un vostro ravvedimento, però poi non adombratevi ipocritamente se qualcuno vi fa notare che è questo che state facendo: non si lamenti il domatore se la tigre si rivolta. Sta a noi, tutti, decidere quale futuro vogliamo per le nostre montagne e per la nostra comunità e agire di conseguenza». —

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