Il Tirreno

La prof: «In Cina poca igiene» Ma è una lezione sulle fake news

Luca Barbieri Camilla Palagi

studiare all’accademia di belle arti ai tempi del coronavirus 

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Carrara Prima il lungo messaggio che arriva dal gruppo WhatsApp di un corso dell’Accademia di Belle Arti pubblicato sui social; poi le scuse, le precisazioni e l'epilogo di quello che, alla fine, sembra essere stato soltanto un “incidente diplomatico” accentuato dalla tensione di queste settimane, per via del Coronavirus.

Ecco com’è studiare all’Accademia di Belle Arti ai tempi del coronavirus. E ai tempi dei gruppi WhatsApp.

Tutto inizia con un messaggio della docente di decorazione che sul WhatsApp rispondeva alla richiesta di alcuni studenti cinesi di partecipare alle lezioni soltanto con guanti e mascherine. Il messaggio, ritenuto offensivo da uno degli studenti cinesi della chat, è stato pubblicato su facebook. «Gentili studenti cinesi– ha scritto la prof – mi sembra a dir poco paradossale, se non offensivo, che proprio il paese da cui è partito il virus, o perché trasmesso da animali che voi mangiate vivi, o perché partito da un laboratorio, e che ha bassissime condizioni igienico-sanitarie, possa lontanamente compararsi con l'Italia». E ancora: «In tutte le altre scuole gli studenti italiani e stranieri stanno andando senza guanti e senza mascherine. Io non intendo contribuire ad alimentare il panico nella mia aula». Questi alcuni estratti dalla conversazione avvenuta domenica e poi rimbalzata lunedì sera sui social. Ieri però, prima sono arrivate le precisazioni e la ricostruzione della professoressa, dopodiché le scuse dello studente per aver frainteso e resa pubblica la conversazione.

Un incidente diplomatico, insomma, che, per un momento, fa calare sulle pareti dell'edificio che celebre l'arte in tutte le sue forme, un velo di razzismo. Un velo che la professoressa del corso di decorazione, Antonia Ciampi, respinge con tutte le sue forze, cercando di fare chiarezza sull'accaduto. «Gli studenti cinesi che frequentano il mio corso – racconta – sono terrorizzati da questo virus». E in una chat in cui si scambiano informazioni sugli esami da affrontare, capita che girino anche considerazioni sul coronavirus: «In queste settimane gli studenti sono stati bombardati da fake news– continua la prof– Capisco la paura – ma ho cercato di far capire loro che le mascherine non erano utili per le persone che non hanno contratto il virus. Per farlo ho utilizzato l'ironia». E l'ironia spesso non arriva a tutti. Uno studente proveniente dalla Cina, riceve il messaggio della professoressa, lo copia e lo incolla su Google traduttore. E da qui nasce il caos. «Ciò che intendevo dire è che se dovessimo credere a tutti i luoghi comuni o i pregiudizi che circolano sul web, dovremmo concepire i cinesi come persone che mangiano animali vivi o altre cose simili. Il senso del mio messaggio, che è lungo e termina dicendo che ognuno deve sentirsi libero di proteggersi come può, è di non credere alle fake news e di avere fiducia nella Protezione Civile». —

Luca Barbieri

Camilla Palagi

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di Redazione web