Il Tirreno

fuori da scuola 

«Visto sabato, poi lunedì sera ha interrotto i contatti con noi»

Luca Signorini

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massa. Frammenti, mezze frasi, battute veloci, niente di sicuro. Certo non si parla d’altro da alcuni giorni, si scuote la testa, si sospira, poi il discorso cambia rapidamente, com’è costume tra i giovanissimi.

Yuri Martelli aveva pochi amici, perlomeno pochi amici intimi, all’istituto tecnico “Meucci”. Alla scuola superiore di via Marina Vecchia si era iscritto per frequentare la seconda classe - già ad anno scolastico avviato - prima era uno studente del liceo scientifico “Fermi”.

Dai suoi compagni, una cosa emerge su tutte: il 20enne che nella notte tra martedì e mercoledì scorso si è schiantato con un Piper a Perpignan, cittadina francese quasi in Spagna, da grande voleva diventare un pilota di aereo, era quella la sua passione. Ma ancora non aveva alcun brevetto per mettersi alla cloche, si era esercitato ai numerosi simulatori di volo che si trovano online, siti specializzati e giochi da consolle. Ma a quanto pare mai era salito su un vero bimotore, tantomeno mai aveva provato a maneggiarlo.

Un amico dice di averlo visto l’ultima volta sabato scorso, una serata fuori, normalissimo a quell’età: «Siamo stati a Viareggio con un gruppo di amici, alle 4 di notte siamo tornati a Massa. Lui alle 7 di domenica mattina, dopo poche ore, ha preso un treno e se ne è andato di qui, da quello che so non aveva soldi in tasca. Diceva di voler andare a trovare un suo amico che abita in Portogallo, dove aveva intenzione di cercare un lavoro. Ci siamo scambiati alcuni messaggi su whatsapp fino a lunedì sera, poi lui ha interrotto i contatti con tutti. Da quel momento non abbiamo più saputo niente».

La scuola è blindata, gli adulti non parlano. La preside non risponde al telefono, la vicepreside sostiene di «non essere tenuta a parlare con i giornalisti». I giovani nell’ora d’aria fuori dalla “zona protetta” stazionano alla fermata dell’autobus sulla via, fuori dal piazzale del “Meucci”, o al bar La Madonnina, distante poche decine di metri. Lo frequentano un po’ tutti. «Ci ho scambiato alcune parole a un’assemblea d’istituto, ma non lo conoscevo per niente», afferma un ragazzo. Poi un altro: «Credo che non parlasse neanche tanto bene l’italiano, anche per questo stava per la maggior parte del tempo in disparte». Certo Yuri Martelli, almeno negli ultimi tempi, non era un assiduo frequentatore della scuola: mancava infatti da una ventina di giorni, probabilmente si sarebbe ritirato ad anno in corso.

«Da quanto ho potuto vedere io, che con i ragazzi ci parlo magari più di altri miei colleghi visto la materia che insegno, lui era un giovane molto riservato e timido, penso avesse pochi amici qui a scuola, un adolescente chiuso in sé stesso, che era riuscito a stringere pochi rapporti all’interno della classe e dell’istituto», dice Paolo Simonelli, professore di Scienze Motorie di Yuri sia in seconda classe, al suo arrivo al “Meucci”, sia quest’anno, in quarta. —

Luca Signorini



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