Il Tirreno

a proposito della biennale del 2010 

Francesca Nicoli: la Maxi-cacca fu realizzata a spese nostre

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Carrara. «L'opera soprannominata a Carrara Maxi-cacca di Paul Mc Carthy non è mai stata ordinata né pagata dal Comune e neanche dall'organizzazione della Biennale»: lo ricorda Francesca Nicoli, degli Storici studi d’arte, in merito al commento del Sabato di ieri. E osserva: «A quanto ci consta le produzioni artistiche in marmo sono mai state incluse fra le voci di spesa nel generale sperpero di soldi pubblici compiuto dalla passata ammistrazione per la Biennale affidata a Fabio Cavallucci. In effetti l'operazione culturale che stava alla base di Post - Monument aveva tutta l'aria di un autogol: solo uno completamente a digiuno delle strategie di marketing del marmo poteva sparare a fondo contro la nobilissima e veneranda tradizione di arte monumentale e statuaria di Carrara, dichiarandola in agonia assieme al resto dell'industria del marmo, almeno stando a come apparivano le locations, un insieme desolante e degradato di segherie abbandonate e in disuso. Avrebbe avuto un senso ben diverso se si fosse gettato luce su certe vicende mafiose che hanno umiliato la povera Carrara rendendola paesaggio deserto e spettrale che solo da questo punto di vista il critico coglieva bene, e senza sconti. Egli dichiarava la fine di un'epoca, quella dei monumenti in marmo, il che serviva ad aprire l'ingresso a materiali di maggiore attualità, che, se fossero le plastiche, dovrebbero invece essere bandite dal pianeta a tutto vantaggio della pietra naturale.. e quindi non post monument, ma pre monument. In ragione dell'importante contributo dei privati sarebbe interessante chiedere un rendiconto con singole voci di spesa e dissolvere così per sempre l'idea che parte dei fondi pubblici sia stata spesi per la produzione delle opere "che poi piacciono solo agli amanti del genere". Se la cacca porta fortuna, si sappia che l'artista che l'ha ideata vende proprio la cacca a due milioni: per questo tanto interesse. La nostra sponsorizzazione - aggiunge - è stata parte di un complesso progetto esecutivo che richiedeva la stessa generosità, credo, a molti altri collaboratori esterni e sotto vari profili professionali. E in questo senso di straordinario coinvolgimento di risorse creative, produttive e logistiche chesi sono raccolte, riflesse e che hanno attraversato in un cortocircuito un po’ tutta la città, credo che l'ultima Biennale abbia invece tratto la sua forza e il suo potenziale di stimolo per il futuro. Anche la performance della Beecroft fu realizzata a titolo puramente gratuito da tutti i soggetti coinvolti incluse le modelle, ed attrasse in poche ore quasi la metà del numero totale dei visitatori nei sei mesi della sua durata, un successo organizzativo della Biennale congiuntamente ad una città che si riscopriva vivace centro di idee, mentre la Biennale era strutturalmente afflitta da conflitti di varia natura. Probabilmente se si fosse concentrato tutto a Carrara e se si fosse evitato di disperderei visitatori in luoghi impervi desolati e maleodoranti, forse qualche biglietto in più lo si sarebbe staccato. Ma ciò avrebbe giocato contro l'immagine complessiva che si voleva creare ad arte, il Post Monument...». —



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