Il Tirreno

Quando Carrara ospitava Ligabue

La medaglia che fu donata al pittore Ligabue
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La medaglia che fu donata al pittore Ligabue

Ricordo di una grande mostra dell’estate del ’64 a Marina di Carrara: 35mila visitatori, e al maestro la medaglia “la Triglia d’Oro”

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Carrara. Questo febbraio sembra essersi legato al pittore Ligabue. Ieri è uscito nelle sale cinematografiche il film “Volevo Nascondermi” e un irriconoscibile Elio Germano, è il volto e la voce del pittore di Gualtieri, nella Bassa Padana. L’Arte - come ricorda in uno scritto a lui dedicato Maria Mattei, ex assessore e referente di Open Centre - «fu il riscatto di quest’uomo che conobbe la malattia, il ricovero forzato, la solitudine. Dell’Arte Ligabue si servì per ricostruire la propria identità».

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E - aggiunge - «mentre Germano diventa il nuovo Ligabue, febbraio si porta via quello vecchio, quello con la faccia di Flavio Bucci anche lui figlio di emigranti, anche lui un artista difficile. La sua indimenticabile interpretazione, nello sceneggiato televisivo del 1977, sembrò unire il destino di due anime, il personaggio e l’attore scomparso qualche giorno fa: due uomini alienati, disperati, in corsa verso l’abisso e salvati dall’arte». Nel suo scritto, Maria Mattei sottolinea che tra noi e Ligabue c’è un legame. «La nostra città - quella dei tempi d’oro delle Biennali di Scultura, dei Simposi Internazionali e dei Colloqui Cinematografici, una piccola città indissolubilmente legata all’arte e capace di scoprire il nuovo e promuoverlo - si ricordò di Ligabue ben prima che il piccolo schermo lo rendesse famoso». «Nel 1964, infatti, un anno prima della sua morte, Ligabue fu invitato dal Cenacolo Ceccardo Roccatagliata Ceccardi di Marina di Carrara ad una mostra nazionale di pittura, alla quale parteciparono i più grandi nomi dell’arte italiana. Dal 26 luglio al 23 agosto di 56 anni fa, ben 35.000 visitatori ammirarono le opere dei maestri italiani che parteciparono alla decima antologica di Marina di Carrara. Non male se si considera che quest’anno la Mostra sul Futurismo di Palazzo Blu è stata visitata da 65.000 persone. Esposero trenta grandi dell’arte contemporanea, del calibro di Pietro Annigoni, Breddo, Carlo Carrà, Mino Maccari, Giovanni March, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Ardengo Soffici, Ernesto Treccani, Umberto Vittorini, Carena, Consolazione, Colacicchi, solo per citarne alcuni. Un insieme di tele che fu valutato cento milioni di lire dell’epoca. Sotto la guida del Maestro Arturo Dazzi - aggunge - il Cenacolo quell’anno volle celebrare i dieci anni del premio che Marina di Carrara assegnava agli artisti che meglio interpretavano il tema proprio dell’evento: “Il Mare nei suoi molteplici aspetti di vita e di ambiente”». Prosegue: «Nella sua ricostruzione, l’edizione del 1965 fu un grande successo di critica e di pubblico al quale contribuì l’opera scandalo di Migneco, la “bambina che salta” ritenuta lesiva del pudore e dunque a rischio di sequestro da parte delle autorità. Ligabue partecipò con le sue tele raffiguranti alcune scene di caccia che vennero definite dai critici di allora “di intonazione primitivistica, descrittiva e allucinante”. Si tratta di una “Caccia al Cervo”, della “Lotta tra Tigre e Serpente” e de “il Giaguaro”, allora di proprietà di Alfonso Tagliavini. Al pittore venne consegnata, giusto un anno prima della morte, la medaglia d’oro realizzata per l’occasione carrarese dallo scultore e orafo fiorentino Bino Bini. Riproduceva la piccola creatura marina che aveva dato il nome alla rassegna, “la Triglia d’Oro,” che si era tenuta a Marina di Carrara, ogni anno, per dieci anni. Era la Marina di Carrara degli anni ‘70, cara ad un altro artista che ci riporta a Ligabue: Sergio Terzi, ovvero Nerone, l’ultimo autista e amico del pittore di Gualtieri. Oggi Nerone è un grande artista contemporaneo, uno scultore, un musicista e uno scrittore, premiato dal Metropolitan Museum di New York per l’insigne carriera artistica. Il mese scorso, Mantova gli ha dedicato una grande mostra, alla Casa del Mantegna, curata da Vittorio Sgarbi e Renzo Margonari. Ma in quegli anni, era un uomo con un passato divorato dall’alcol, in cerca di sé stesso e della propria libertà creatrice, uno che già allora era molto di più di un pittore naif, autista di Ligabue.
Nerone parlava di scrittura, seduto in piazza a Marina, con il suo amico Sergio Briganti con il quale condivideva l’amore per i libri, in una Carrara capace di attrarre gente come Henry Moore, così come tanto tempo prima aveva fatto con Sargent, una città all’avanguardia, semplicemente capace di scoprire e proporre il bello». E oggi? Aggiungiamo noi che i tentativi, dall’ultima Biennale alle recenti mostre (vedi Canova), decisamente non hanno avuto lo stesso successo e richiamo... —M.B.

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