Sicurezza
«Franchi ci spieghi cosa faceva l’operaio»
Il sindacalista chiede maggiore chiarezza sulla dinamica «Non stiamo cercando condanne ma soluzioni ai rischi»
«Cosa stava facendo quel ragazzo?» Lo domanda più di una volta durante l'intervista rilasciata a Il Tirreno, il segretario della Cgil, Paolo Gozzani. Lo ripete al termine di ogni considerazione mossa dopo aver appreso la notizia dell'operaio del 1992 trasportato d'urgenza giovedì a Cisanello.
Frattura del bacino, la diagnosi. Alcune lastre di marmo, a quanto pare, gli sono cadute addosso, travolgendolo. Ma delle dinamiche dell'incidente si conosce ben che poco. Ciò che è certo è che il ragazzo, l'operaio, non lavorasse per l'azienda nella quale è accaduto l'incidente, la Franchi Umberto Marmi.
A sottolinearlo è la stessa ditta in una nota inviata ai giornali poco dopo l'avvenuto, specificando inoltre che nell'incidente «non sono stati coinvolti apparecchi di sollevamento o altri mezzi meccanici». Le condizioni dell'operaio appaiono stabili, per quanto possano apparire stabili le condizioni di una persona che si è appena fratturata il bacino. Una frattura che nell'ambito medico è considerata tra le più gravi. E che, per la terza volta solo da inizio anno sul territorio, apre delle nuove riflessioni sul concetto di sicurezza quando si parla di trattare tonnellate di marmo. «Dobbiamo domandarci concretamente che cosa cambiare – commenta il segretario Gozzani – altrimenti ogni volta si accendono i riflettori su un incidente, ma ciò che resta sono solo parole retoriche che si abbandonano alla fatalità degli eventi. E invece in questo settore serve un cambio di mentalità. Bisogna attenzionare le problematiche su infortuni, incidenti e malattie professionali. Ma che cosa stava facendo il ragazzo?».
Ancora poco si conosce dell'accaduto. Ciò che è scritto nero su bianco è che l'operaio è assunto a tempo indeterminato dalla Mazzuchelli Emanuele & C. S.a.s. come "sbozzatore". La ditta esterna di cui parla la nota dei Franchi. «Leggo nelle parole scritte nel comunicato dei Franchi la tendenza a sminuire quanto accaduto - continua - è come se si scaricasse sull'azienda esterna ogni responsabilità. Da parte dell'azienda più importante del settore lapideo questo non è accettabile. Nessuno vuole condannare nessuno, ma dobbiamo trovare delle soluzioni. E queste soluzioni devono partire dalle associazioni degli imprenditori, altrimenti è inutile sciacquarsi la coscienza con iniziative di carità. Se non si investe in uno sviluppo di qualità, all'insegna della sicurezza e della tutela dell'ambiente questi episodi sono destinati a ripetersi». —
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