Il Tirreno

cambia anche la messa 

E in chiesa niente scambio del “segno di pace”

Alessandra Vivoli
E in chiesa niente scambio del “segno di pace”

Il vicario don Cesare: lo spiegheremo ai fedeli, non è obbligatorio. Il parroco del Duomo di Carrara: io non mi adeguo

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Anche la chiesa fa i patti con la paura del coronavirus. Un comunicato ufficiale della conferenza episcopale toscana (datato 25 febbraio) mette nero su bianco quattro comportamenti da tenere in questi giorni così delicati per la salute. Bisogna tenere le acquasantiere vuote. E, ancora, omettere il gesto dello scambio della pace nelle celebrazioni liturgiche, distribuire l’ostia consacrata della comunione esclusivamente sulla mano. Per finire, bisogna prendere precauzioni durante le confessioni auricolari e in contesti di contatti personali. Una serie di regole che «valgono fino a nuova comunicazione». A questi precetti si adeguerà il vicario del vescovo don Cesare Benedetti. «Sono disposizioni che arrivano in questo momento particolare - spiega - Comunque per quel che riguarda lo scambio del gesto di pace non è un atto obbligatorio, come si legge sullo stesso messale. Lo spiegheremo ai fedeli e credo non ci saranno problemi di sorta». Non la pensa così don Raffello Piagentini, parroco del Duomo Sant’Andrea di Carrara. «Io l’acqua dalle acquasantiere l’ho tolta, ci mancherebbe altro - dice - Ma per il segno di pace non sono d’accordo non bisogna istillare la paure dell’altro. Per quel che mi riguarda lo scambio del gesto di pace si fa - conclude - Poi la gente farà quello che si sente, a volte può anche essere un semplice sorriso». —

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