Il dolore
Fondazione Cassa di risparmio di Carrara. «Pronti a dimettersi i 3 del cda per far posto a una donna»
Il caso della quota rosa mancante, come ha ordinato il ministero dell’Economia e Finanze
Carrara. I tre membri del cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara sono pronti a dimettersi, per dar modo al presidente di inserire una donna al suo interno, come ha ordinato il ministero dell’Economia e Finanze.
Anticipato dal Tirreno, il caso della quota rosa mancante, arrivato fino alla scrivania romana del ministro Roberto Gualtieri, oggi è quasi al capolinea. Stamattina, infatti, si terrà un incontro in Fondazione, durante il quale i tre membri del cda Sirio Bonini, Riccardo Pecchia e Matteo Venturi rimetteranno ufficialmente le loro nomine nelle mani del presidente Enrico Isoppi (che completa il consiglio di amministrazione con il vicepresidente Sergio Chericoni).
Isoppi conferma le intenzioni dei tre e aggiunge: «Sono stati molto responsabili– spiega– a rimettere il loro mandato, tutti e tre insieme, per dare modo a me, che sono il presidente, di prendere una decisione. Decisione– continua Isoppi– che non sarà facile, perché tutti hanno avuto uno splendido percorso in Fondazione e sono membri preziosi. Farò la mia scelta, confrontandomi e usando il buon senso, perché così va fatto».
Insomma, non ci sono scappatoie: la lettera del ministero parla chiaro e il Tirreno ne riporta uno stralcio: “È innegabile – scrive il ministero– che con l’ingresso di un presidente e di un vicepresidente di genere maschile, la composizione del cda, già costituito esclusivamente dalla componente di genere maschile, risulta non conforme al disposto statutario e, pertanto, non è stata effettuata assicurando la presenza del genere meno rappresentato, come riposta il comma 2 dell’articolo 9 dello statuto”.
A nulla sono servite, a quanto pare, le motivazioni addotte a Roma dalla Fondazione che, attraverso i suoi legali, aveva cercato di aggirare l’ostacolo, sostenendo che la situazione di illegittimità era stata creata da precedenti votazioni, portando la discussione in punta di diritto. Il ministero ha risposto: “Non possono essere accolte le considerazioni prodotte da codesta Fondazione, posto che la tematica attiene al rispetto delle disposizioni statutarie e non all’interpretazione di procedure definite in norme regolamentari”.
E infine: “Si chiede di adottare nei tempi strettamente necessari le misure atte ad assicurare tempestivamente l’adeguata presenza di genere all’interno dell’organo amministrativo, provvedendo a comunicare a questa Autorità le decisioni assunte”.
E così la Fondazione ha fatto: durante un incontro proprio a Roma, il presidente Isopppi ha preso l’impegno di rimediare alla quota di genere mancante «non appena verrà approvato il bilancio,– ha aggiunto– e quindi entro la fine del mese di marzo, quando verrà comunicato il nuovo nome».
Va da sé che saranno giorni di pensieri per il presidente Enrico Isoppi: decidere non solo chi dei tre dovrà lasciare il cda, ma anche quale donna dovrà sostituirlo, non sarà facile nè scevro da pressioni. —
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