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il lutto 

Stroncato a 41 anni da una polmonite

Stroncato a 41 anni da una polmonite

Bedizzano in lutto per Maurizio Cappè: lavorava come tecnico di laboratorio. Si era sentito male alla fine dell'anno ed era stato ricoverato: poi le sue condizioni sono peggiorate

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CARRARA. Addio a Maurizio Cappè, il tecnico di laboratorio biomedico deceduto all'ospedale di Venezia dove lavorava ed era ricoverato per una polmonite. L'uomo, 41 anni, era di Bedizzano si era trasferito a Venezia per lavoro. Da agosto era stato assunto come tecnico di laboratorio biomedico presso l'ospedale Serenissima della Asl 3 di Venezia. I funerali si svolgeranno domani, sabato 22 febbraio, alle 15 nella chiesa del paese di Bedizzano. Maurizio si era sentito male alla fine dell'anno, gli amici parlano di un'influenza, ed era stato ricoverato d'urgenza. Poi le sue condizioni in questi giorni sono peggiorate, e la polmonite che aveva preso non gli ha dato scampo.

Grande tifoso del Milan ed esperto giocatore di scacchi, il ragazzo era molto conosciuto sia nella sua Bedizzano sia in città.E il paese piange la sua morte. A Bedizzano era nato e cresciuto e ci tornava tutte le volte che il lavoro glielo consentiva. Tutti lo ricordano come un bravo ragazzo. Carlo Attuoni del bar Monzino e molti suoi clienti hanno commentato così la notizia: «un bravo ragazzo in tutti i sensi. Non aveva vizi, non fumava e non beveva. Amava fare lunghe passeggiate verso Colonnata. In paese lo conoscevamo tutti, veniva al bar in piazza. Una persona riservata e gentile. Amava giocare agli scacchi - spesso abbiamo giocato assieme - ricorda Carlo Attuoni - facevamo anche i tornei. Una grande perdita, soprattutto per i genitori, Guido e Rita». Maurizio aveva lavorato come tecnico di laboratorio biomedico anche presso l'officina trasfusionale dell'ospedale Cisanello di Pisa. Una vita lontana ma che per lui era il suo lavoro, e nonostante la lontananza non ha mai smesso di mantenere i rapporti con gli amici del paese, quelli che sono cresciuti assieme a lui. «Una persona veramente tranquilla - proseguono - i paesani che frequentano il bar del Monzino - un ragazzo che salutava sempre. Molto discreto e dai modi di fare gentili. Oltre al Milan adorava camminare e andare a correre. Come tornava da fuori lo si vedeva mentre faceva le sue camminate sportive verso Colonnata. Anche i genitori sono due persone straordinarie. Maurizio non si meritava una fine simile».

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