Il Tirreno

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Sanac, niente cassa integrazione «Temiamo lo smantellamento»

Camilla Palagi

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MASSA. I clienti se ne vanno e lo stabilimento necessita di investimenti per non cadere a pezzi. Nel frattempo gli operai Sanac entrati in cassa integrazione non hanno ricevuto l'indennità che spetta loro da dicembre. I lavoratori del gruppo temono che sia in corso un progressivo smantellento. Per questo tornano a chiedere all'amministrazione straordinaria che gestisce l'impianto di impegnarsi nell'apertura di un ufficio commerciale che guardi ai mercati esteri. Lo scorso anno per il gruppo è stato un vero e proprio periodo di indecisione a causa delle trattative, poi saltate e "tamponate", a Taranto, con il gruppo di ArcelorMittal. Per la Sanac di Massa quest'incertezza ha significato perdere un cliente importante e con lui i 100 mila mattoni che ogni anno richiedeva di produrre. Il lavoro cala e gli interrogativi delle Rsu aumentano, anche a fronte del mancato rispetto dei termini previsti dall'accordo firmato a metà novembre a Roma, al Ministero del lavoro. Un accordo firmato dalle organizzazioni sindacali con i commissari straordinari e, appunto, il Governo, e che prevedeva per cinque di loro, a turno, di usufruire di una parte della cassa integrazione. L'utilizzo dell'indennità l'hanno scongiurato fino all'ultimo, ma a dicembre, dopo una serie di proteste, sono stati costretti in parte ad accettarlo. Ai tavoli chiedevano almeno la garanzia di ricevere mensilmente quella sorta di stipendio. E invece anche quei timori si sono avverati.

«L'amministrazione straordinaria ci riferisce che ha inoltrato la richiesta di indennità – spiega Andrea Bordigoni a nome delle Rsu di Sanac – l'Inps replica che ci sono alcuni intoppi nella liquidazione. Nel mezzo però ci siamo noi, i lavoratori». Ora ciò che temono è il lento smantellamento dell'impianto. «Abbiamo bisogno di un ufficio commerciale, di manutenzione e di sviluppo perché ad oggi non si sa cosa farà ArcelorMittal con Sanac. Quindi cerchiamo di tutelare il lavoro anche se non dovesse comprarci, se un’ amministrazione straordinaria deve condurci ad una vendita, deve farlo in condizioni ottimali». Intanto quel legame invisibile, ma reale, tra Sanac e l'ex Ilva, emerge in tutta la sua ambiguità. A Taranto gli operai in Cig percepiscono il 70% degli importi, a Massa gli operai dello stabilimento che ne usufruiscono si fermano al 50. Un aspetto, non di poco conto, che secondo quanto riportano i sindacati dovrebbe risolversi in questo mese con l’approvazione del decreto Milleproroghe che darà agli operai Sanac «la possibilità con le spettanze di febbraio (percepite a marzo) di poter procedere non solo all’integrazione (del 20% dell'importo) ma anche agli arretrati». Sempre che la burocrazia non si metta di traverso. «Il mondo va avanti – commenta Bordigoni – al momento abbiamo poco lavoro e se continuirà così ne avremo sempre meno. La nostra paura è quella di un lento smantellamento, per questo chiediamo al Governo di tutelarci». — Camilla Palagi

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