Il Tirreno

Il dibattito sulla sanità 

«Ospedale con elisuperficie e con reparti ben definiti»

Cristiano Borghini

Secondo il sindaco di Tresana i nosocomi in aree disagiate devono avere criteri diversi rispetto alle strutture di città: «Sono presidi a basso volume di attività»

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tresana. «L’iniziativa del Comune di Fivizzano in merito al futuro dell’ospedale merita di essere apprezzata: il percorso intrapreso dall’amministrazione con la collaborazione dei gruppi consiliari Alternativa per il futuro e Lista Civica 2.0 è sicuramente virtuoso, frutto di un confronto onesto», afferma il sindaco di Tresana, Matteo Mastrini.

«Al netto dell’analisi della situazione, che si può considerare difficile e dei motivi che ci hanno portato alle attuali criticità - continua - è necessario costruire un percorso certo dal punto di vista tecnico e normativo. Serve capire che i presidi ospedalieri in zone disagiate non devono attenersi ai criteri degli ospedali di città: i numeri quindi non devono essere un alibi. La normativa è chiara: si possono prevedere presidi ospedalieri di base per zone particolarmente disagiate e tali situazioni esistono in molte regioni italiane per presidi situati in aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano. Caratteristiche che possono essere cucite tranquillamente sulla realtà di Fivizzano».

Mastrini inoltre prova a spiegare come Fivizzano, ma anche a Pontremoli, possa mantenere il proprio ospedale. «Nella definizione di tali aree deve essere tenuto conto della presenza o meno di elisoccorso e di elisuperfici dedicate. In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanità moderna». Mastrini va avanti sulle caratteristiche: «Tali strutture devono essere integrate nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di: un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri; una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in day surgery o eventualmente in week surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell'equipe chirurgica per casi risolvibili in loco; un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del Dea di riferimento che garantisce il servizio e l'aggiornamento».

Conclude il sindaco di Tresana: «Sarebbe necessario verificare, rispetto a questi parametri, se il riconoscimento di ospedale di area disagiata potrebbe migliorare alcuni servizi e quali, ma al contempo valutare se alcuni aspetti potrebbero invece non essere migliorativi. Affido queste valutazioni all’amministrazione, ai gruppi consiliari, a coloro i quali, all’interno della Sds e dell’Asl Toscana Nord Ovest, hanno gli strumenti per valutare la fattibilità di questo percorso», conclude nel suo intervento Mastrini. —

Cristiano Borghini

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