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Quattro piantine di cannabis in casa: assolti grazie alla Cassazione

Libero Red Dolce
Alcune piantine di cannabis
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Alcune piantine di cannabis

Dopo la sentenza del dicembre che ha cambiato l’orientamento per la coppia è arrivato il verdetto: "il fatto non sussiste". Non c'erano prove di attività di spaccio

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CARRARA. Un seme, della terra, un vaso, l’acqua e una pianta. Giardinaggio, giardinaggio con future prospettive divertenti ma pur sempre giardinaggio. E da piccoli spacciatori a giardinieri il passo è breve, misura quanto la sentenza della Cassazione di dicembre che “assolve” chi coltiva piccole piante di cannabis. E per una coppia residente è arrivata al momento giusto: le loro quattro piantine sul davanzale non sono reato. Sono piccole e non c’era l’intenzione di spacciare. La giustizia è un fatto di tempi, si sente ripetere. E sbaglierebbe chi pensasse che si tratti di lunghe attese per le sentenze, di processi archiviati e indagini tormentate.

La sentenza della Cassazione infatti fa da spartiacque e se per la coppia, fino a dicembre, il rischio era di andare incontro a una condanna, la celebrazione del processo a gennaio - dunque dopo la sentenza - ha fatto una gran differenza. Quel che veniva contestato ai due era la coltivazione di piante senza autorizzazione. Quelle quattro piante, cresciute in altezza di quaranta centimetri, erano la fonte di approvvigionamento per un giro di piccolo spaccio. I carabinieri, forse su segnalazione dei vicini, erano andati nella loro abitazione a colpo sicuro. La coppia, che vive abbastanza isolata dal centro urbano, era rimasta sorpresa di questa visita. E aveva subito mostrato le piccole piantine in crescita sul balcone. Una piccola quantità che andava classificata come uso personale, secondo il legale che li difende, Giancarlo Caricato, e che invece veniva classificata con rilevanza penale.

La sentenza di dicembre della Cassazione ha cambiato parecchio le carte in tavola. Se la presenza della cannabis è rapportata a un uso domestico, non commerciale, dunque niente bilancini, cellophane per preparare bustine da vendere, allora non va considerata reato. Vale la pena in proposito leggere cosa scrivono i giudici. «Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore», si può leggere nella sentenza. L’orientamento precedente, sul quale si era espresso anche la Consulta era di considerare la coltivazione della cannabis vietata, e la violazione di questo divieto un reato perseguibile penalmente, indipendentemente dal quantitativo delle piantine e del principio attivo.

Questioni di tempi pertanto. Anche sul principio attivo il caso della coppia di Carrara era peculiare. Nel senso che con un Thc di 0,7, con il limite legale stabilito a 0,6, anche questo aspetto faceva propendere per una situazione incompatibile con la realizzazione di un reato. La giudice Antonella Basilone ha insomma accolto gli argomenti della difesa sullo scarso quantitativo di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile e la mancanza d’indizi di un tentativo di immettere la sostanza sul mercato. E si tratta della prima assoluzione legata a questa interpretazione legata alla coltivazione della cannabis nella provincia di Massa-Carrara. —
 

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di Redazione web