Sicurezza
«Beni estimati? Cortina fumogena»
Figaia: i veri punti chiave sono i Pabe e il regolamento, da questi si capisce chi è che ne beneficia di più
Carrara. «L'annosa vicenda dei cosiddetti 'beni estimati', sta diventando la 'tela di Penelope': di giorno si lavora per costruirla e di notte invece la si disfa. Fatto sta che alla mattina, ogni mattina, tocca ricominciare da capo»: lo sottolinea in una nota Andrea Figaia, segretario provinciale Cisl. «Faticosamente, ricostruendo per sommi capi, possiamo stabilire qualche caposaldo, oltre alla data in cui la Duchessa istituì per Decreto (siamo nel 1700) questi principi giuridici (solo descrittivi e non particellari) e poi dopo il catasto del 1824, questa volta tecnico, particellare. E poi anche, o soprattutto, dopo, la 'ricognizione' Piccioli, l'avvocato carrarese a cui valenti giuristi di livello nazionale diedero 'volentieri' mandato di inoltrarsi in tale ginepraio. Siamo negli anni 60 del 1900. Oggi, applicando la legge regionale, il Comune effettuerà una ricognizione tecnica che, però, non potrà che limitarsi a verificare cio che è già stato 'livellato', oggetto di concessione, perchè il bene estimato certo non è al momento quello che fu in origine e cioè la cava presente ed in lavorazione nel 1700. Cosa c'è adesso? C'è una ricostruzione oggettiva, fatta dagli atti notarili susseguitisi nel corso dei secoli, che hanno di volta in volta ampliato, adattato, fatto coincidere, la 'proprietà' con la cava, registrando il tutto con atto notarile. Semplicemente c'è il rischio che tutto finisca, per quanto sopra detto, in una bolla di sapone. Siamo in attesa che il Parlamento approvi la legge sui “beni estimati”, che sani quanto è stato definito e stabilito con sentenza della Corte Costituzionale, sulla valenza privata dei monti. La legge nazionale dica che tutte le cave ed anche i “beni” sono appartenenti al patrimonio pubblico indisponibile. Bene. Ora, siccome ciò che al tempo della Duchessa era cava, riguarda solo una piccolissima parte del volume complessivo attuale degli “estimati”, avremmo il rischio o la certezza che, approvata la legge, un imprenditore di cava sostenga che la legge dice sì che i beni estimati sono ridiventati pubblici ma la cava attuale si è espansa su terreni al tempo privati, trasmessi via via con prova notarile, insomma privati ab origine o nel tempo. Se invece i terreni acquisiti a cava nel tempo erano pubblici anche le cave espanse lo saranno. Un paradosso. Come dire: fatta la legge subito a disfare nuovamente la tela. Cui prodest? Allora siccome due più due fa quattro, abbiamo il timore che tutta questa messinscena serva solo da cortina fumogena rispetto ai Pabe, regolamento Marmo e via dicendo su ogni cosa regolabile per legge a livello locale. Ora forse è più chiaro 'chi ne beneficia'», conclude. —
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