Il Tirreno

Torniamo a teatro è una grande magia che dà emozioni

Jacopo Marconi* ; *giovane regista teatrale

«Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, sta morendo» 

3 MINUTI DI LETTURA





l’intervento

Jacopo Marconi*

Parafrasando una citazione del poeta italiano Edoardo Sanguineti: il teatro non è morto, vive una vita clandestina. Purtroppo, la maggioranza (la stessa maggioranza di cui parla Nanni Moretti in Caro Diario) è propensa a vedere il teatro come qualcosa di polveroso e museale. Ecco perché, come afferma G. Canova nel suo ultimo libro, “l’ottanta percento della popolazione non è mai andata a teatro. Mai.” (Ignorantocrazia, pag. 16, Bompiani 2019). Una visione tutta italiana, che vede l’arte performativa come qualcosa di morto e sepolto, quando all’estero imperversano sperimentazioni, nuovi autori e protagonisti dello spettacolo. Basti citare Bob Wilson, Jan Fabre, Calixto Bieito, Dimitris Papaioannou, per fornire un superficiale e modesto elenco. In Italia si sta vivendo una nuova ondata di autori: Emma Dante, Davide Livermore, Giuseppe Frigeni, Roberto Latini, Jacopo Gassman sono solo alcuni dei più noti. Noti ad una certa fetta di popolazione, mentre la maggioranza è totalmente scevra di tali geografie culturali. Rispetto alla generazione precedente, citando il prof. Paolo Bosisio, si può sostenere che qualcosa si sia rotto, che non ci sia più: dagli anni ’90 il teatro è andato incontro a varie metamorfosi, normalizzando nell’atto performativo anche la danza, l’arte figurativa, il video, la performance, l’installazione, le contaminazioni, dando vita ad un nuovo organismo, ricco e pulsante. È proprio questa la nuova forza del teatro contemporaneo, onnivoro e totalmente inclusivo. Il teatro dunque c’è, è presente. Dov’è il pubblico? Abituato alla produzione seriale, ai palinsesti televisivi, alla comodità della propria atmosfera casalinga, sembra non abbia più tempo né voglia di andare a teatro. Ad aggravare la situazione, l’inesistenza di una educazione al teatro che possa spingere i giovani ad interessarsi a questo grande mondo fatto di mondi. I Millenials non solo non conoscono protagonisti indiscussi come Giorgio Strehler, istituzioni secolari come il Teatro Piccolo di Milano o l’operato della Fondazione Inda di Siracusa, ma ignorano persino quegli elementi necessari per una cultura generale e personale: non sanno citare opere di Shakespeare, non sanno chi sia o chi abbia scritto Medea, né mostrano curiosità verso testi come Traviata e Tosca. Torniamo a teatro! Grandi e piccini, adulti e bambini, adolescenti e anziani; torniamo a teatro ad assaporare l’odore del legno (cit. A. Oliva); a vibrare d’emozione quando si apre il sipario, ad ascoltare parole e versi immortali, a percepire il fiato dell’attore. Torniamo a teatro perché “entrare in teatro vuol dire pensiero, artisti, maestranze” (D. Livermore). Torniamo a teatro, perché è una magia che dura da 2.500 anni e non soccomberà mai, tranne quando scomparirà l’umanità stessa. Torniamo a riscoprire i testi: O’Neill, Eschilo, Molière, Pirandello, Brecht, Williams, Verdi, Puccini, Camus, Sartre, Donizetti, Ibsen. Torniamo a vederlo e a (ri)scoprirlo. Torniamo a teatro perché “un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, sta morendo.” (F.G. Lorca). —

*giovane regista teatrale



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa