Il Tirreno

un cuore e un mondo 

Quante volontarie per i bimbi dell’Opa Animazione, sorrisi e raccolta fondi

Daniela Marzano
Quante volontarie per i bimbi dell’Opa Animazione, sorrisi e raccolta fondi

L’esperienza di Elisa e Enrica ogni giorno con i piccoli pazienti Tante le iniziative per sostenere la Onlus e le mamme

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massa. C’è un mondo intero dentro il cuore di ognuna delle 30 volontarie che quotidianamente si dedicano all’assistenza ludico pediatrica dell’Ospedale del Cuore e che fanno parte dell’Associazione “Un Cuore un Mondo”, nata nel 1993 grazie all’attuale presidente, il bergamasco Mario Locatelli, e ad un gruppo di 9 soci fondatori, tutti accomunati dall’esperienza di essere genitori di bambini cardiopatici che sono stati ricoverati all’OPA.

Dal 2000 la società è diventata una Onlus ed è iscritta all’Albo del Volontariato della Provincia di Massa Carrara. Nasce parallelamente all’omonima associazione di Padova, operando però indipendentemente. A coordinare le attività ed organizzare le turnazioni ci sono Elisa Bertugelli, nell’associazione dal 2001 ed Enrica Legname, entrata nel 2005. «Il nostro lavoro è puro volontariato e le ore non si contano, compreso il sabato e la domenica – racconta Elisa – Dal momento che la nostra struttura sanitaria prevede che ci sia sempre un adulto ad affiancare un bambino (e non sempre sono accompagnati), ecco che interveniamo noi, coprendo a staffetta un’assistenza H24. Il nostro lavoro è sempre in divenire, ma fondamentalmente ci occupiamo di iniziative di promozione e raccolta fondi, di animazione per la degenza pediatrica e di supporto alle donne in gravidanza. Facciamo un’animazione calibrata sui nostri piccoli pazienti, ci formiamo ma non facciamo clownterapia, attività molto strutturata per cui serve particolare specializzazione. Ci inventiamo tutti i tipi di attività che possano intrattenere e coinvolgere i piccoli pazienti e se piccoli, abbiamo molti neonati, ci dedichiamo alle mamme. A volte sono donne in gravidanza sole, che non conoscono la lingua e noi diventiamo per loro sorelle, mamme e la famiglia che manca». «Il reparto è fornito di 24 posti letto, occupati in modo variabile, così come le condizioni dei bambini. Ogni giorno ci inventiamo un tema, soprattutto di base artistica, e facciamo molti lavori manuali. Essendoci stato donato un pianoforte organizziamo anche delle giornate musicali nella stanza dedicata e se i bambini non ce la fanno a raggiungerci, andiamo noi da loro ad inventarci qualcosa di alternativo, c’è sempre un piano b– aggiunge Enrica– A volte proiettiamo film educativi o cartoni animati».

La modalità di “reclutamento” del personale avviene in vari modi, per passaparola, per amicizie o conoscenze, ma anche semplicemente per volontà di chi assiste alle attività e iniziative che vengono organizzate. «Come sostegno finanziario l’associazione si basa su donazioni semplici o ricavate da iniziative organizzate da altri, oppure il 5x1000 – racconta Elisa – il resto è frutto della nostra creatività. Abbiamo un giornalino che aggiorna puntualmente sulle nostre iniziative. La più grossa che ci impegna in modo massiccio è quella del confezionamento regali fuori dal Carrefour, dal 1 al 24 dicembre, che, in cambio di una libera offerta, ci vede impegnate a turno per 11 ore arrivando a 1000 pacchi al giorno».

Puntuale a metà settembre da 5 anni è la “Festa del Bambino” che vede riuniti bambini massesi e degenti con le loro famiglie, per fare opera di sensibilizzazione su questa realtà. Circa 100 bambini si incontrano e ogni adulto porta qualcosa, animazione, trucca-bimbi, gelati, zucchero filato. Tutto serve a far conoscere che in zona c’è un ospedale di eccellenza che può offrire anche un aiuto nel percorso di ricovero di un figlio. «C’è anche il Progetto Eritrea, nato come progetto della Regione Toscana e poi diventato nostro, che non viene curato direttamente da noi ma dall’ospedale stesso e prevede una missione all’anno di cardiochirurgia e 4 di prevenzione di malattie reumatiche. Noi ci occupiamo della logistica e della parte burocratica per fare le spedizioni delle valigie di medicinali necessarie alle missioni. Le nostre stanze, diventano in quel periodo dei veri e propri magazzini». —

Daniela Marzano

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