Attenzione
Serrande abbassate e poche vendite: è crisi nera anche a Marina di Massa
I commercianti: servono eventi di richiamo. E la categoria deve essere unita per contribuire con le sue idee al rilancio
MARINA. Non è il clima malinconico del mare di inverno che ti accompagna passeggiando per Marina. Non il silenzio dei posti che a fine estate vedono le lancette muoversi più lentamente. È la tristezza di un luogo che si sente invecchiato, lontano da ciò che è stato, privo di una chiara identità. E in piena crisi commerciale, con serrande abbassate e attività che - non succedeva gli anni precedenti - chiudono in autunno per riaprire a Pasqua. Simbolo e misura di quella tristezza sono gli alberghi abbandonati, primo fra tutti l’hotel Milano, in piazza Betti, pieno centro. Sono i fondi sfitti. Proprio a due passi dal Milano, dove generazione di massesi hanno fatto le vasche, ha chiuso anche la sala giochi. Sul lato opposto, nei locali che per anni hanno ospitato il negozio di sanitari, le serrande sono abbassate. Da tempo, ormai.
Lì, nella zona che dovrebbe essere il gioiello di Marina, i segni della crisi - e del degrado - ci sono tutti. Ad accogliere il turista in via Colombo c’è il vecchio ristorante da Gugliè, con tanto di giardino: in completo abbandono. In piazza Pellerano i giochini dimostrano tutti gli anni che hanno e la fontana con i delfini se la passa male. Qualcuno ha scambiato la vasca per un cestino e sul retro, dove la vasca non c’è, gli aghi di pino hanno intasato la griglia, impedendo il deflusso delle acque. Risultato: effetto stagno. L’amministrazione (leggi articolo accanto) assicura di essersi rimboccata le maniche, di aver messo sul tavolo risorse importanti e di prepararsi, in vista della Pasqua, ad un restyling pesante.
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I commercianti, da parte loro, sono preoccupati perché una crisi così non la ricordano. Carmela Aricò è la storica titolare del tabacchino di piazza Betti. Storica perché in quella piazza c’è da 54 anni, da quando era bambina:« Marina va alla grande - ironizza - non vede frotte di turisti? La verità - torna alla concretezza - è che Marina non è mai stata così. Basta guardare l’hotel Milano per fotografare la situazione». Un quadro poco edificante e una categoria che non riesce a fare fronte comune. Calogera Salvò, titolare del bar AlterEgo, è arrivata da Milano: «Abbiamo scelto questa zona, qui vivo bene, però devo ammettere che manca collaborazione tra commercianti. Dopo 5 anni che sono qui, alcuni colleghi non mi danno il buongiorno. Spesso temo di aver fatto un investimento sbagliato. Questo è un luogo splendido, ma poco sfruttato. Servono servizi ed eventi». Mancanza di collaborazione tra operatori che rileva anche Mirko Salvi, proprietario della pizzeria Alfiero.
Alessandro Mannini è cotitolare di Bleue Marine. Il 2020 è l’anno del ventennale per lui e in vent’anni ha assistito « ad una continua discesa. Marina - tira le fila - non ha un’identità turistica , non ha scelto un target su cui investire. Gli stabilimenti balneari sono aperti 3 mesi l’anno, ancora ci sono bidoni del sudicio in strada e i nostri tavoli di categoria sono solo su Ztl o luci natalizie. Siamo terra del marmo, ma di marmo non abbiamo neppure un cordolo. Ripeto: è questione di identità». Di identità e di una Marina che soffre e cerca una strada per il rilancio. —
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