Gioco
Sanac: «Lavoro fino a marzo e fidejussione prorogata»
A margine dell’incontro a Roma la Filctem Cgil rivela: «Acquisizione lontana ma niente cassa integrazione, arrivati gli ordini da Taranto»
massa L’ultimo incontro a Roma per discutere del futuro di Sanac ha portato una piccola boccata di ossigeno per i 112 operai della fabbrica di Massa, ma nessuna grossa notizia rilevante sull’acquisizione del gruppo da parte di Arcelor Mittal. «Scongiurata ancora per un mese la cassa integrazione – spiega a margine dell’incontro Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Filctem Cgil– Sono arrivati ordini e quindi lavoro fino al primo trimestre dell’anno. Ma questo non ci basta».
Appena usciti dal Mise, il ministero dello Sviluppo economico (all’incontro erano presenti tutte le sigle sindacali di categoria, le Rsu dello stabilimento di Massa e la sottosegretaria Alessandra Todde), Del Vecchio traccia un bilancio, che ha come al solito chiari e scuri: «La fideiussione – dichiara – è stata posticipata di un altro mese e con molta probabilità i tempi per la vendita si allungheranno, in attesa di capire cosa accadrà a Taranto. Serve garantire un piano industriale che coniughi tutela ambientale, tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori e tutela del lavoro. Non sarà facile ma questa è l’unica strada percorribile. Rispetto a novembre – continua– sappiamo che ancora per altri due mesi non si farà ricorso alla cassa integrazione. Noi abbiamo ribadito la necessità di potenziare gli investimenti in ricerca e sviluppo e soprattutto strutturare un ufficio commerciale capace di attrarre nuovi clienti, salvaguardando così il valore del gruppo. Continueremo con determinazione a lottare per salvaguardare l’occupazione ed il futuro di Sanac».
Come spiegato più volte, Sanac rimane dentro lo stesso pacchetto Ilva, anche per quanto riguarda al proprietà (era dei Riva, è entrata nell’amministrazione straordinaria dell’Ilva e poi nell’accordo con Arcelor Mittal). «Riguardo la vendita di Sanac la situazione rimane incerta – conclude Del Vecchio– Mittal ha fatto pervenire ordini che al 62 per cento arrivano da Taranto, ma per noi rimane prioritaria la rimessa in funzione dell’alto forno numero 5, oggi spento, e la ricerca di nuovi clienti» — M.D.A
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