Gioco
Parla il parroco della Cervara: don Euro mi chiese soldi per il padre ammalato
Il sacerdote Giuseppe Cipollini: quando scoppiò il bubbone non ebbi più rapporti. Il racconto del segretario della Curia
Don Giuseppe Cipollini, 83 anni, si siede con serenità sul banco dei testimoni. È uno dei sacerdoti (i primi tre, ne sfileranno altri quattro) chiamati in tribunale nel processo di Luca Morini, per tutti don Euro.
L’ex sacerdote, protagonista di festini a luci rosse con giovani escort (spesso pagati - secondo l’accusa - con i soldi dei fedeli) deve difendersi dalle ipotesi di reato di estorsione, sostituzione di persona, autoriciclaggio e cessione di stupefacenti.
Ieri, nell’udienza collegiale presieduta dal giudice Ermanno De Mattia (il pm è Alessandra Conforti) sono stati sentiti i sacerdoti.
Quelli a cui don Luca (difeso dall’avvocato Giovanna Barsotti) chiese soldi.
«Io Luca Morini l’ho conosciuto tanti anni fa, quando era seminarista - dice don Cipollini, parroco di Cervara - Lo rivedevo poi nelle riunioni a cadenza mensile che abbiamo con tutti i confratelli». Poi succede qualcosa.
«Quando ero presidente della Caritas di Massa, dal 1995 al 2000 - continua don Giuseppe - mi venne a chiedere aiuto. Mi disse che suo padre era malato e che lui aveva bisogno di soldi per garantirgli l’assistenza. Ricordo che gli diedi 600mila delle vecchie lire. Poi per un lungo periodo non l’ho più rivisto».
Don Morini si rifà vivo nel dicembre del 2015 quando, in realtà non è più don. Proprio pochi mesi prima, a maggio, il vescovo Giovanni Santucci lo aveva messo in quiescenza: c’era già l’indagine della Procura.
«Io non sapevo i problemi che aveva alle spalle - continua don Giuseppe - mi telefonò e mi disse che aveva debiti pregressi con il cognato, che aveva bisogno di soldi. Io lo avevo già aiutato per il padre, anni prima. Lo feci anche questa volta mandandogli 500 euro. Poi continuò a mandarmi qualche sms, sempre per chiedere soldi».
«Quando scoppiò il bubbone - così don Cipollini parla in aula dello scandalo don Euro - tutti i contatti cessarono. In realtà venne una signora, di Carrara, nella mia parrocchia per dirmi che aveva prestato dei soldi a Morini e voleva riaverli indietro. I miei fedeli non hanno avuto di questi problemi: diciamo che a Massa, a parte qualche sacerdote, nessuno ci è cascato».
Oltre a alla testimonianza di don Cipollini in aula è stato sentito anche l’addetto alla segreteria del vescovo, Davide Pinelli, impiegato in Curia dal 2003.
Pinelli, incalzato dalle domande della dottoressa Conforti ha dichiarato di recarsi «ogni dieci giorni, massimo due settimane a casa di Morini, a Marina di Massa. Gli porto delle buste, formato A3 o A4, quelle per i documenti. Non so cosa ci sia dentro, il vescovo me le consegna già chiuse».
Alla domanda precisa della pm Conforti: «Quando è stato da Morini l’ultima volta?» il segretario della Curia ha risposto: «Una decina di giorni fa. Con le solite buste da consegnare». —
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