Il Tirreno

Il caso

Volantini porno sulla ex, condannato a un anno. Lei: «Il carcere non serve»

Libero Red Dolce
Volantini porno sulla ex, condannato a un anno. Lei: «Il carcere non serve»

Mesi di denunce e nessun intervento a tutela della vittima: lei crisse ai giornali e dopo qualche giorno arrivò il divieto di avvicinamento. E ora dice: "Andrebbe curato, la condanna è dura"

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MASSA. Non sono bastate le parole di compassione della ex che chiedeva «giustizia, non vendetta», il suo essere incensurato e l’aver smesso di tormentarla appena arrivò il divieto di avvicinamento. Nella valutazione della giudice Antonella Basilone hanno prevalso i volantini con le ingiurie distribuiti sotto casa, le decine di sms, gli appostamenti. E per l’uomo è arrivata la condanna a un anno senza condizionale. E la concreta possibilità di finire in cella.

Una storia di 14 anni finita con un cortocircuito, tutto interno alla mente dell’uomo che però ha rischiato di bruciare solo lei. Il reato c’è stato, lo ha ammesso anche il legale dell’imputato, l’avvocato Simone Ricci, in una notevole, per sensibilità, arringa: «Siamo di fronte a un caso da poter fare l’esame per il reato di stalking: non si è fatto mancare nulla». Ci fu un inquietantissimo messaggio: “la tua vita è appesa a un filo”.

Eppure c’è un passaggio che chiama in causa lo Stato ancor prima che le indubitabili responsabilità dell’uomo. Ed è tutto quello che ha a che fare con la fase precedente al processo. Il momento in cui una donna che ha lasciato il compagno non riconoscendolo più si è sentita sola, abbandonata. Ed è dovuta ricorrere ai giornali perché succedesse qualcosa.

Scrisse alla redazione de Il Tirreno. Raccontò un inferno. Scritte sotto casa: “Qui vive una puttana”. Volantini distribuiti in giro con il suo nome e cognome con tanto di offerte sessuali. La paura, matta, di vederselo spuntare davanti. Che quelle minacce prendessero forma di violenza.

Solo dopo la pubblicazione dell’articolo arrivò il divieto di avvicinamento. E dopo quella notifica l’uomo si è volatilizzato. Scomparso. Il cortocircuito bloccato. L’incantesimo era rotto. A volte, funziona.

L’avvocato disse in aula:«La parte lesa si è rivolta a me dicendomi di volere soltanto essere lasciata in pace. Si è detta preoccupata perché se finisse in galera per lui sarebbe dura. È un uomo che andrebbe curato. Non ha rimesso la querela, perché non crede che tutto quello che è successo debba finire con l’assoluzione». Lo aveva detto d’altronde: giustizia, non vendetta.

Lei voleva protezione, chiedeva che i meccanismi di prevenzione, così importanti, decisivi in certi casi, funzionassero a dovere. Aspettò troppo. E l’uomo, per un po’ senza freni, continuò a minacciarla.

Non si può dire che lui non abbia fatto di tutto. Si fermò soltanto sulla soglia della violenza. Mesi durante i quali la monomania lievita nel cervello dell’uomo come un pane a riposare. E assorbe ogni altra attività o pensiero. La donna subisce un crollo psicologico e si rivolge a una psichiatra che le prescrive dei farmaci che prende per un periodo. La sua vita cambia, cerca di non essere mai sola. Anche a lavoro va accompagnata.

Vive a casa dei genitori, anche perché nella sua ci sta l’uomo con il quale ha rotto. Gli ha concesso di rimanere per un periodo, l’affetto non era svanito dopo la rottura. Lui però s’impunta e rimane anche quando lei gli chiede di andare via.La procura ha chiesto una condanna complessiva a un anno e sei mesi. Né il difensore, né la donna ritenevano che si potesse concludere tutto con un’assoluzione. Chiedevano però al sistema accortezza. Sollevando un problema.

Ricci annuncia che farà ricorso: «Spero di riuscire a ottenere una pena alternativa intanto. Lui è sparito anche con me, ma non si può lasciarlo in questa situazione». Bisognerà anche leggere le motivazioni della giudice. Anche la ex compagna, appresa la notizia della condanna, è rimasta delusa. Teme che il carcere non faccia altro che aggravare la condizione di disagio psicologico dell’uomo. —
 

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di Redazione web