Il dolore
«Non credo siano sciacquette È stato un like involontario»
Benedetti si dissocia dalle parole di un utente facebook contro quattro consigliere Ravagli contro Mosti: «Dopo l’aggressione non mi difese; solo bei discorsi»
«Non ho mai pensato che le mie colleghe fossero delle sciacquette. E francamente fino all’altro ieri non conoscevo il significato preciso del termine e non credevo fosse così offensivo. Credo invece che siano delle brave consigliere, dedite al lavoro e che mettano molto impegno in quello che fanno. Il like? Non ho fatto caso alla frase precisa. Metto like spesso a chi mi segue, senza badare a ciò che approvo. Starò più attento».
Così il presidente del Consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti, finito nell’ennesima polemica social (dopo quella scoppiata per Pertini) per avere messo un “like” su facebook ad una frase (non scritta da lui) contro quattro consigliere comunali di Massa, Dina Dell’Ertole, Elena Mosti, Luana Mencarelli e Roberta Dei, apostrofate da un utente “sciacquette”. Il post, il commento e il like non sono passati inosservati. «La cosa che mi dà più fastidio – aggiunge Benedetti – è che mi accusino di discriminare le donne, quando invece penso di trattarle come tratto gli uomini. Non sono più gentile con loro è vero. Le tratto come tratterei un collega uomo e in questo modo credo di rispettarle».
Benedetti ammette che non sempre “dirigere” i lavori del Consiglio comunale è facile: «I consiglieri di maggioranza sono rispettosi, educati, non parlano mai fuori dai microfoni. Se perdo la pazienza è perché la minoranza mi provoca, non rispettano i tempi degli interventi, gridano contro l’amministrazione». «Una politica continuamente strumentale da parte dei consiglieri di opposizione – continua il presidente del Consiglio – che purtroppo, devo segnalare, non fanno altro che cercare di boicottare i lavori, utilizzando la loro maggiore esperienza politica in merito».
Alla fine Benedetti vuole archiviare il caso del “like” alle «sciacquette», ammettendo di aver commesso una leggerezza: «Ho cercato il commento per togliere quel like dalla frase, ma non l’ho più trovato, forse era già stato completamente cancellato. Spero la questione sia risolta».
Non vuole passarci sopra l’assessore leghista Veronica Ravagli, che affida sempre ai social la sua riflessione sull’accaduto: «Invece di pensare a lavorare seriamente ed avere un' opposizione costruttiva, i rappresentanti dei partiti di minoranza non la finiscono più con polemiche incessanti sui comportamenti scorretti dei nostri consiglieri. Una perdita di tempo – continua – uno spreco di carta inutile. Dico poi che sarebbe bene, prima di additare gli altri, puntare quel dito su sé stessi». E qui l’affondo nei confronti di una consigliera: «Mi rivolgo – scrive sempre Ravagli sulla sua pagina facebook– alla pasionaria dei diritti delle donne Elena Mosti, bei discorsi, belle arringhe sì, ma quando a Firenze sono stata spinta a terra e chiamata p... fascista, non mi ha né telefonato, né messaggiato, né dato solidarietà in Consiglio come è solita fare per tutte le ingiurie subite dagli altri. Un silenzio preoccupante – continua la Ravagli – Ma si sa, forse io, essendo donna della Lega quelle accuse me le ero meritate. Detto questo – conclude – suggerisco a tutti di abbassare un po’ i toni; parliamo di cose concrete, fate critiche costruttive che portino davvero un beneficio alla nostra città e lasciamo i social network fuori dalla porta dell’aula consiliare. Altrimenti devo pensare che davvero l'opposizione non ha argomenti seri e concreti da proporre». —
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