Sicurezza
Litigio tra ex amanti a Zeri. Lui nega la relazione, lei accusata di calunnia
Dopo uno scontro fisico lei ha riportato una ferita al braccio, mentre l’uomo sostiene di essere stato aggredito senza reagire
ZERI. Non è finito bene quel legame, quel rapporto da amanti che però nessuno ammette se non a mezza bocca: una lite, un contatto fisico e lei che per una settimana gira con il braccio fasciato. Solo che la procura non crede che quello scontro tra lei e lui ci sia mai stato, nonostante un referto medico. E così quando lei va a denunciare le lesioni si ritrova indagata per calunnia. E infine a processo.
Ometteremo i nomi dei protagonisti, perché la donna ha dei figli minorenni che vanno tutelati. Lui invece, che dal suo racconto e da quello di un testimone dell’accusa, l’aggressione l’avrebbe subita da parte della ex amante non ha legami. Niente figli, compagna o moglie.
In aula, all’apertura del dibattimento di fronte al giudice Ermanno De Mattia, è proprio l’uomo il primo a essere ascoltato. Racconta dell’episodio del 1 dicembre del 2015, quando dopo un incontro casuale in piazza il loro allontanamento ha preso una brutta piega.
«Lei mi voleva - racconta al giudice - insisteva, mi mandava in continuazione messaggi. Io però non ho avuto mai interesse». Ammette però che degli incontri ci sono stati. «In amicizia - ci tiene a puntualizzare - frequentavamo lo stesso bar, qualche bevuta insieme».
Sul punto poco dopo lo smentirà, pur contraddicendosi a un certo punto, il secondo testimone. Un suo amico. La legale della donna gli chiede, così come il pm, se ci fosse un rapporto sentimentale tra l’imputata e l’uomo. Lui prima dice di non sapere bene, di avere constatato un interesse. Poi, a domanda specifica, aggiusta il tiro:«Sì, evidentemente sì. C’era un legame. Anche se poi magari erano voci di paese, io non ho mai visto nulla...». A mezza bocca, come si diceva.
La descrizione dell’episodio di quel primo dicembre però collima perfettamente nei due resoconti. I due amici stavano parlando quando la donna si è fermata con la macchina. Lui le si avvicina e dopo una discussione lei scende dall’auto. «Ma non ti vergogni? Hai dei figli», sostiene di aver sentito dirgli il testimone all’indirizzo della donna. E poi lo scontro.
«Lei è scesa come una furia, sembrava una leonessa. Una scarica di colpi incredibili. E lui è stato fermo a prenderseli», racconta il testimone.
Un contatto, dunque, c’è stato. La versione della parte civile è quella di una reazione statica, come di un sacco da boxe. Però la donna riporta delle lesioni. Che, assicura l’avvocato, sono state refertate al pronto soccorso. Però lei in tribunale non deve difendersi da un’eventuale accusa di lesioni, ma da quella di calunnia. Delitto le cui pene sono più considerevoli. Il 15 giugno saranno ascoltati la donna e chi ha eseguito le indagini, perché la difesa vuole allargare il punto di vista in una vicenda con molti chiaroscuri. —
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