Il Tirreno

ALLARME CORONAVIRUS

All’Accademia di Belle Arti di Carrara c’è chi porta la mascherina. «I ragazzi cinesi sono osservati speciali»

Luca Signorini
Rebecca Della Pina con indosso la mascherina insieme alla collega di corso Romina De Palma
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Rebecca Della Pina con indosso la mascherina insieme alla collega di corso Romina De Palma

Per studenti e prof l’allarmismo è eccessivo, ma qualcuno prende le sue precauzioni. «La situazione è monitorata», viene rassicurato 

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Carrara. Nessun allarmismo ingiustificato sul coronavirus all’Accademia di Belle Arti. Cautela, quella sì, ci vuole in simili situazioni. Anche se fai per montare le scale dell’ateneo di via Roma e scende una giovane con la mascherina fissata sopra naso e bocca. «A me spaventano molto queste cose - dice Rebecca Della Pina - qui in Accademia preferisco mettermela, anche se forse il rischio di contrarre il virus non c’è», ammette. La studentessa (insieme ai suoi genitori) è andata in farmacia e se l’è comprata, di sua volontà. Anche perché non sono ancora arrivate le mascherine ordinate dall’istituto, “in numero sufficiente per tutti gli insegnanti e il personale non docente”, su sollecitazione del presidente Antonio Passa, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera con oggetto “diffusione coronavirus”, ma senza avere intenzione di «discriminare gli studenti cinesi e di fare allarmismo».

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Inquietudine che infatti non c’è negli ambienti dell’Accademia. «Sono scettica, non vedo tutta questa gravità della cosa», è per esempio la convinzione di Romina De Palma, amica e collega di corso di Rebecca, l’unica che tra i corridoi si fa vedere con la maschera antipolvere. Così Maria Rosa Angeloni, altra studentessa: «Per me questo allarmismo è creato ad arte, l’obiettivo è distruggere l’economia cinese, che sta diventando troppo forte. E comunque credo che per le persone in buona salute non ci siano così tanti rischi di essere colpiti dal virus». Fa due semplici calcoli, per spiegare il suo pensiero, Alice Ponzanelli: «Io sono molto tranquilla, anche perché i nostri compagni cinesi sono andati via intorno al 20 dicembre scorso e l’allarme è scoppiato a fine anno. Poi chi è tornato dopo il 6 gennaio e oggi non ha sintomi di alcun genere vuol dire che non è stato attaccato dal virus. Comunque, questa mattina i professori ci hanno letto quanto ha scritto il presidente del nostro istituto, sicuramente le precauzioni sono giuste». Anche Martina Zicarelli ha la sua visione della cosa: «Io mi voglio fidare dei nostri compagni cinesi. Se accusano qualche malessere o sintomi di qualsiasi genere, sono sicura che per la loro e la nostra salute rimarranno a casa e si faranno curare, evitando contatti con altre persone».

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Ci sono anche le opinioni dei professori, che come gli studenti vivono l’Accademia e sono in contatto con i giovani cinesi. Per esempio Francesca Taliani: «La situazione credo sia monitorata, ma ancora le mascherine non ci sono, e neppure è mai passato per le verifiche del caso il medico del lavoro. Comunque, la maggior parte degli studenti cinesi non è ancora rientrata, la presenza oggi è scarsa, il grosso del contingente ritornerà verso metà febbraio per gli esami di profitto». Poi Marco Baudinelli: «Per me tutta questa mobilitazione contro il coronavirus è eccessiva. E soprattutto mi dispiace molto per i ragazzi di origine cinese, si sentono osservati speciali, per loro la situazione non è per nulla piacevole. Poi chi è da mesi a Carrara non può aver contratto il virus, e chi è tornato in Cina prima di Natale non potrà rientrare a breve visto il blocco aereo. Secondo me, si rischia il procurato allarme».

All’Accademia, nonostante tutti gli scongiuri del caso e l’apparente serenità di chi la frequenta, sono un po’ tutti sul chi va là, anche perché gli studenti cinesi sono in tutto circa 200, su un totale di 750 iscritti. Insomma un bel numero che, rassicurazioni e buon senso a parte, qualche timore lo fa venire. Tra i diversi dubbi e le prossime sessioni d’esame: non sono settimane semplici per gli studenti.

Assalto in farmacia per proteggersi, ma le scorte sono terminate.

Non sarà psicosi, ma poco ci manca. Anche a Carrara, dove di occhi a mandorla se ne vedono parecchi vista la presenza in città dell’Accademia di Belle Arti. Leggiamo un numero: quello della vendita delle mascherine antivirus e antinquinamento. Alla farmacia Santa Maria, in via Cavour, nell’ultima settimana sono stati venduti dieci pacchetti di mascherine, ogni pacchetto (che costa 5,49 euro) ne contiene sei. «Abitualmente - spiegano dalla farmacia - vendiamo un pacchetto di mascherine al mese». E ben trenta richieste sono rimaste inevase: «Purtroppo - proseguono i farmacisti - non abbiamo più maschere, proviamo a ordinarle due volte al giorno ma non ci arrivano, sono proprio finite le scorte nei vari depositi italiani». Poi è da vedere se queste mascherine servono veramente a proteggersi da virus in circolo e fumi inquinanti.

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