Il Tirreno

riacciuffato dopo una notte di ricerche 

L’evasione tra canali e fango di uno dei primi arrestati

L.R.D.

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massa. Uno dei primi arrestati, che si trovava ai domiciliari, era riuscito a evadere impegnando in una lunga e fangosa notte gli agenti della squadra mobile che solo dopo quasi dodici ore di ricerche lo hanno ripreso e portato in carcere. Cinque arresti infatti, prima dell’ultima pesca grossa con sei personaggi finiti in manette, erano stati effettuati nel corso dello scorso anno in quella che poi è diventata l’operazione “White Honey”.

L’uomo era stato sentito al cellulare parlare tranquillamente del suo tentativo di fuga. Ma per un problema tecnico gli agenti che si erano subito attivati avevano perso il contatto e lui, giocando d’anticipo, era riuscito ad accumulare qualche minuto e chilometro di vantaggio.

La polizia però non si è rassegnata ed è partita la caccia all’uomo. Notte profonda, a partire dall’appartamento dell’uomo seguendone le flebili tracce. Quando la notte è davvero scura gli agenti ritengono di averlo rintracciato verso Poveromo, ma nei pressi della ferrovia, quando c’è il contatto visivo, lui attraversa i binari mentre passa un terno. E scompare.

Volatilizzato. Non poteva essere andato lontano, hanno ragionato gli investigatori. E hanno capito che si era gettato in un canale. Le ricerche si sono fatte più striscianti, giacché gli uomini lo hanno dovuto seguire, “ripescandolo” quando ormai si era fatta luce.

Gli arrestati in totale sono 11: cinque albanesi, di 41 anni (il leader del gruppo), e glia altri di 21, 39 e due di 38. Tre invece sono di origine italiana: un settantenne, e duo uomini di 24 e 20. Gli investigatori al momento non hanno diffuso i nomi perché trattandosi di un’operazione in corso non è stato possibile svelarne l’identità.

Il blitz della Squadra Mobile apuana con ausilio del personale degli omologhi uffici di La Spezia e del personale del commissariato pubblica sicurezza di Carrara.

Il procuratore facente funzioni Marco Mansi ha ringraziato le forze impegnate nell’operazione: «Voglio rimarcare l’importanza dell’operazione svolta, siamo molto soddisfatti per i risultati conseguiti. Come sempre con le forze di polizia riscontriamo grande collaborazione e professionalità».

Il gruppo riforniva gli spacciatori a Carrara e proprio dalle indagini su questi si è arrivati a identificare il fornitore del fornitore e cioè quel giro che risaliva fino al Belgio dove altri albanesi procuravano la coca e l’eroina che attraversavano quasi tutto il continente da nord a sud per arrivare in provincia.

La droga si muoveva su quattro ruote, nascosta in un auto guidata da un corriere che è stato fermato dagli agenti.

Tutte le persone arrestate erano già note alla polizia per precedenti specifici, ma finora non si erano mai spinti nell’allargare il loro raggio d’azione in maniera così significativa come rilevato nel corso dell’ultimo anno. Come dire che con i soldi della prostituzione si era arrivati a mettere su un giro di droga rilevante. Con droga e prostituzione che sembrano sempr e più un binomio indissolubile. —

L.R.D.

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