Gioco
«Io sono stato fortunato, ma la mia vita è falsata»
I ragazzi del linguistico Malaspina hanno raccontato le storie di cinque famiglie vissute durante le leggi razziali. Vito Foa: «Antisemitismo è subdolo e reale»
È stata senza dubbio una mattinata intensa, emozionante. Ripercorrere, prima attraverso i racconti indiretti e poi con la viva voce dei protagonisti, le angherie, le pene sofferte dagli ebrei subito dopo la promulgazione delle leggi razziali ad opera del regime fascista.
Ed è stato ancora più toccante il fatto che si sia parlato degli ebrei che vivevano a Pontremoli, come per calare meglio quella storia nella nostra dimensione, per far capire come fosse una realtà che ci ha toccato tutti e che non dobbiamo mai dimenticare perché ci sia di lezione per il futuro.
Sono stati quindi i ragazzi del liceo linguistico “Malaspina” ad illustrare la storia di cinque famiglie ebree a Pontremoli durante le leggi razziali, con il prezioso supporto di Angelo Angella (dell’Istituto Storico della Resistenza Apuana) che ha arricchito i racconti dei giovani studenti con delle suggestive immagini dell’epoca oltre che ad inquadrare il periodo storico di riferimento. Si è quindi entrato nella storia della famiglia Foà, con il capofamiglia Augusto che arriva a Pontremoli per lavorare alle Acciaierie Falck (proprietarie della centrale idroelettrica di Teglia), dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali decidono di scappare in Svizzera, un viaggio avventuroso con la famiglia costretta a dividersi per poi riabbracciarsi oltre il confine.
Una fuga quanto mai previdente in quanto solo tre giorni dopo arrivò dalla questura di Massa Carrara l’ordine di cattura che, fortunatamente cadde nel vuoto. O ancora Leopoldo Ascoli che nonostante la sua conversione al cattolicesimo non riesce ad evitare le persecuzioni così come il medico Leopoldo Finzi o ancora il giornalista Pier Luigi Tagiuri, internato per 10 mesi all’albergo Vittoria di Pontremoli. Avventurosa anche la storia del dottor Zisea Alessandro Drapchind, di origine rumena studia in Italia e si trasferisce a Pontremoli.
Anch’egli, pur avendo contratto matrimonio con rito cattolico, è segnalato perché di razza ebraica. Per evitare di essere condotto al campo di concentramento di Fossoli si rifugia in Vescovado grazie al vescovo monsignor Giovanni Sismondo. Si rifugia quindi a Mulazzo e poi si unisce, come partigiano, al Battaglione Internazionale del maggiore Gordon Lett.
È stato poi presentato il quaderno “Treno della Memoria. Un viaggio per non dimenticare…”, pubblicato dall’Isra. per consentire agli studenti di esprimere le sensazioni ed emozioni provate durante il viaggio-studio ad Auschwitz e Birkenau organizzato dalla Regione Toscana nel gennaio dello scorso anno. Ma senza dubbio il momento più toccante è l’intervento di stato Vito Foà, testimone degli obbrobri della nostra storia, unico rimasto dei protagonisti delle vicende narrate. Che ha ammonito i ragazzi ricordando come l’antisemitismo è una minaccia reale, concreta e attuale, che non smette mai di mostrare il suo volto. «È subdolo, spesso è latente ma tante altre volte si manifesta, in varie forme». «Io posso ritenermi un fortunato, non essendo stato arrestato e deportato nei campi di sterminio, ma ho vissuto una vita falsata». —
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