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Dietro le maschere i volti di chi lotta per le Apuane

Libero Red Dolce
Dietro le maschere i volti di chi lotta per le Apuane

Chi ha indossato il volto di Franca Leverotti è pronto a sostenerla fino in fondo. Cittadini, attivisti, nuove realtà e chi viene da fuori: «Saremo sempre di più» 

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CARRARA. Un’identità collettiva che ha preso il nome e il volto in prestito da una minuta - e combattiva - storica di professione impegnata nella difesa delle Apuane: Franca Leverotti. Non sono anonimi, sono cittadini con un nome e cognome che però, per una mattina e non solo, hanno deciso: “IosonoFranca”. A sostegno di una battaglia legale che la studiosa ha suo malgrado ingaggiato col Comune di Vaglia e il suo ex sindaco Mario Puglia, che la querelò per danno d’immagine in seguito ad alcune domande che Leverotti ha fatto e scritto a vari enti riguardo all’autorizzazione a escavare di alcune cave.

E si sono presentati così giovedì scorso di fronte al tribunale di Massa. «Abbiamo stampato un centinaio di maschere con il suo viso», spiega Fabrizio Bertoneri, membro del Cai e dei Grig. «L’idea è stata mia - ridacchia - ho detto agli altri: “visto che siamo tutti Franca allora diventiamo Franca fino in fondo”».

E così si sono presentati. La richiesta di risarcimento economico chiesta dal Comune non è leggera: cinque milioni e mezzo di euro. Danno d’immagine perché l’attività - le domande in fin dei conti- di Leverotti avrebbero dei contraccolpi per un paese turistico e legato alle cave come quello della Garfagnana. E allora per suddividere il peso di quel fardello il mondo ambientalista apuano ha pensato che più spalle ci fossero state più leggero il carico.

Anche perché servivano quelle: spalle e buona volontà. La faccia ce la mette Franca. Che è come dire: ce la mettono tutti.

Presente il neonato (ma forse non è più il caso di definirlo così, vista la quantità di azioni e impegni che portano avanti) movimento del Fridays for Future carrarino. Linda Paternò, una delle attiviste, è stata Franca anche lei giovedì scorso. «È impegnata da sempre, da prima che arrivassimo noi sulla scena, sul fronte della difesa dell’ambiente. Per noi è una compagna di lotta ed è naturale stare al suo fianco».

C’era una Franca più barbuta di altre di fronte al tribunale. Sotto al viso rotondo della storica una chioma rovesciata bianca. Strano l’effetto. Si chiama Venanzio Ricci e se gli si chiede se anche lui è Franca ha da ridire sull’uso del tempo nel verbo: «Io non solo sono Franca, ma sarò sempre Franca. Noi siamo tutti Franca perché condividiamo al 100% il suo pensiero e ciò che ha fatto e farà a livello legale contro i prepotenti che senza regole distruggono le Apuane».

Ma quante Franche ci sono? Ne avevamo contate una cinquantina giovedì mattina. I presenti ritoccano al rialzo: «ottanta, eravamo almeno ottanta», sostiene Bertoneri. Poco importa, perché - giurano - la prossima volta saranno di più.

Il giudice infatti ha rinviato al 16 marzo l’udienza perché mancava un testimone. Bruno Giampaoli di Italia Nostra, un’altra Franca, conferma. «Risaremo lì. Io ho contattato i vertici dell’associazione e ho chiesto un intervento. Franca è un’attivista molto competente, la sua battaglia va condivisa a livello nazionale».

I confini intanto della sua identità si sono allargati fuori provincia. Un gruppo di studenti, giovedì mattina, sono arrivati da Pisa. «Franca con altri attivisti che dedicano gratuitamente il loro tempo alle Apuane ha aiutato un gruppo di studenti a formarsi e informare sulla questione apuana. A Pisa è nato il gruppo Tra le Apuane per diffondere un tema importante anche al di fuori delle province direttamente toccate dalla catena montuosa». Hanno preso un treno alle 7.36 per esserci, rubacchiando il tempo a qualche esame. Al professore che chiederà potranno sempre dire: «Non so, quella mattina ero Franca». Sperando non sia un esame di storia. —
 

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