Sicurezza
«Se ci sono state altre vittime non abbiano paura a parlare»
Il procuratore Nicolosi invita chiunque sappia qualcosa della vicenda a farsi avanti e collaborare con i magistrati Laura Canovai e Valentina Cosci
prato. Un appello dritto al cuore di chi potrebbe aver subito quelle stesse presunte violenze che i due fratelli hanno denunciato: prima alla Diocesi di Prato, nel giugno dello scorso anno (quando è stata aperta l’inchiesta canonica); poi, nel dicembre scorso, la madre dei giovani uomini riferì a un’assistente sociale quello che i suoi figli le avrebbero raccontato: di essere stati abusati da don Giglio Maria Gilioli e da altri religiosi che facevano parte dell’associazione di fedeli “I Discepoli dell’Annunciazione”, prima del suo scioglimento.
E ora la Procura di Prato, guidata dal procuratore Giuseppe Nicolosi, fa un appello. «Se qualcuno si riconoscesse negli episodi che sono stati raccontati dai due ragazzi – spiega – si faccia avanti. Le porte della Procura sono aperte e noi pronti ad ascoltare chiunque abbia qualcosa da dire su questa vicenda».
Elementi che potrebbero assumere una rilevanza fondamentale per comprendere quello che succedeva all’interno della ex associazione di fedeli, quando bambini e ragazzini trascorrevano il loro tempo tra le mura delle tre sedi dei “Discepoli dell’Annunciazione”. Quella che è emersa dai racconti di alcuni abitanti di Iolo, dove l’associazione nacque una quindicina di anni fa, e anche a Prato, dove il gruppo si trasferì nel 2014, è l’immagine di una «comunità nella comunità».
Alcuni residenti, infatti, hanno raccontato come li vedessero camminare per strada, quei preti, che però di fatto avevano pochi contatti con il mondo esterno. E così è stato anche dopo lo scioglimento dell’associazione, quando la Congregazione per gli istituti di vita consacrata della Santa Sede ha inviato una lettera al vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, per comunicare che, da quel momento in poi, “I Discepoli dell’Annunciazione” erano stati sciolti.
Sui motivi, la Santa Sede era stata chiara: «atteggiamenti di diffidenza e di distacco nei confronti dell’autorità diocesana e da forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo».
Ci sono poi le dichiarazioni dell’ex vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, che ribadisce di credere all’innocenza di don Giglio e degli altri religiosi indagati. E pur ammettendo di avere delle perplessità sulla dottrina che predicavano, non pensa che abbiano abusato dei due ragazzi.
Ma per dare una risposta ai tanti dubbi che avvolgono questa vicenda, la testimonianza di altre eventuali vittime potrebbe dare una svolta al caso che, fin dal primo momento, il procuratore di Prato ha definito complessa. Anche in questa direzione si sta muovendo la Procura. –
M. T.
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