Il Tirreno

MASSA

Post contro Sandro Pertini, le dimissioni non arrivano

Chiara Sillicani
Post contro Sandro Pertini, le dimissioni non arrivano

Il capogruppo della Lega: errore grave. Ma vi prometto che sarà l’ultimo. Maggioranza e opposizione non trovano accordo su un documento condiviso

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MASSA. Non chiede scusa. Non fino alle 22 di  venerdì sera, 31 gennaio,  quando la seduta del consiglio comunale è ancora in corso. E soprattutto non si dimette Filippo Frugoli, autore del post offensivo nei confronti del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Non si dimette lui, non gli chiede di farlo né la sua maggioranza, né il suo partito, la Lega. Il centro destra ritiene che non si possa addossare la responsabilità delle parole di un consigliere all’amministrazione, ribadisce la disponibilità di intitolare un ponte, allo storico presidente, riconosce l’errore di Frugoli, ma non va oltre la presa di distanza. La sintesi della posizione della Lega la fa il capogruppo Nicola Martinucci: «La Lega non è in confusione. La Lega si dissocia dalle parole di Frugoli. Capisco la vostra rabbia, l’errore è imperdonabile». E quando il pubblico replica con un “non è il primo”, Martinucci al microfono garantisce: «Vi prometto che sarà l’ultimo». Ammettendo più di un errore e assicurando che non ne arriveranno altri. Non abbastanza per l’opposizione tutta che chiede anche la sottoscrizione di un documento condiviso in cui si rimarchino il valore della figura di Sandro Pertini e la gravità del post del consigliere leghista. La seduta è sospesa, ma la sottoscrizione di quel documento non arriva perché – motivano i consiglieri di opposizione – la riunione dei capigruppo è stata interrotta dal sindaco. La frattura culturale e ideologica tra maggioranza e minoranza si evidenzia tutta e non si riemargina in consiglio.

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Permane, spiega il democratico Stefano Alberti «quello strappo nella collettività di cui lo stesso sindaco Persiani ha parlato. Strappo che può remarginarsi soltanto di fronte alla richiesta di dimisisoni».
Quelle dimissioni che chiede a gran voce, prima nell’atrio del Comune, poi nella stessa aula del consiglio, il movimento giovanile della sinistra: «Se oggi Frugoli non si dimetterà – sintetizza Cosmo Paolini, segretario del Movimento, l’amministrazione avrà perso un altro consigliere e credibilità di fronte alla città» perché per il movimento giovanile della sinistra quel post di Frugoli è come «sputare sulla Repubblica».

E se il sindaco Persiani, in apertura di seduta, dopo aver letto la lettera della sindaca del paese natale di Pertini (leggi artuicolo sotto), contesta l’eventualità d dibattito sulla storia perevdendo «che i cosniglieri si esibiranno in lezioni», l’opposizione ricorda che parlare di storia è parlare di valori e identità e ottiene che ciascun consigliere – come chiesto da Stefano Alberti – possa intervenire e parlare per sette minuti. È Alessandro Volpi, consigliere ed ex sindaco ad invitare la maggioranza a non «utilizzare politicamente la storia. Non si fanno ricostruzioni aneddottiche della storia, Novella 2000 della storiografia non si fa».

Le consigliere Elena Mosti e Luana Mencarelli accusano la maggioranza di aver due pesi e due misure: «Vi offendete – spiega la Mosti – perché chiamo Volpi sindaco, non quando mi si dice che rubo il gettone, non quando Benedetti che presiede il consiglio è di parte, non quando un vostro amministratore offende una donna su facebook. Io Frugoli lo difendo per tutto l’odio che gli hanno insegnato». Un consiglio accesissimo in cui il dibattito, dopo la mancata sottoscrizione del documento condiviso, prosegue oltre le 22. Una frattura evidente. Culturale in primis.

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