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La titolare del Diavoletto: Carrara sta diventando un cimitero monumentale

Alessandra Poggi
La titolare del Diavoletto: Carrara sta diventando un cimitero monumentale

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«Puoi essere storico quanto vuoi, ma il commercio è desolante». A parlare è Valeria Nicoli, titolare della boutique il Diavoletto di piazza 2 giugno. Purtroppo, aggiunge, oggi il commercio in città è quello che è, niente a che fare con i tempi che ricorda la signora Valeria. «Una volta il lunedì Carrara pullulava di gente, venivano anche giù dai paesi. Il giorno di mercato si lavora tutti, negozianti e ambulanti. Ora il lunedì si arriva alle 11 e non è ancora entrata una persona. Siamo proprio messi male - sospira - se continua così Carrara la possono trasformare in un bel cimitero monumentale». «Quest'anno - prosegue - hanno chiuso parecchi negozi, troppi, e tanti ne chiuderanno ancora». Insomma, una situazione non proprio rosea, e poi per una come Valeria che dietro il banco ci è nata e cresciuta: «sono sessant'anni che vendo - racconta ancora - ho iniziato che avevo sedici anni. Una situazione come quella che sta vivendo oggi il commercio non me la ricordo. I motivi sono tantissimi e trovare una soluzione non sarà facile. Intanto la città si è gradualmente spopolata. Non ci sono più uffici né scuole, senza contare che o non trovi parcheggio o se lo trovi hai l'ansia di prendere una multa perché magari ritardi un attimo. In città poi a fare la concorrenza ai piccoli negozi ci sono le grandi catene e i negozi degli stranieri, che vendono tutto a pochi euro. Non parlo solo di abbigliamento - prosegue - ma di casalinghi, giocatoli, telefonia e via discorrendo. Se a tutto questo ci aggiungiamo il commercio online è normale che la situazione sia critica. Oggi il commercio a Carrara è come quello del dopoguerra, un disastro». Valeria a Carrara ci tiene parecchio, e tiene parecchio anche alla sua attività che condivide con le figlie: «io amo la mia città - prosegue - ma è davvero sconfortante vederla ridotta così. Come era bella e vitale Carrara al tempo delle vasche. Ora è come se fossimo tornati nel dopoguerra. Si deve ricostruire tutto e per farlo serve una spinta. Tra le prime cose fare da fare si devono abbassare gli affitti dei fondi, non lasciarli anzi vuoti e a marcire, che così danno ancora più un senso di degrado. Noi da parte nostra cerchiamo di andare avanti come sempre, con cose di qualità a prezzi ottimi. E ora con gli sconti si fa ancora meglio». —



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