Sicurezza
«Sono molti e gravi i motivi per impugnare l’ordinanza»
Carrara. In definitiva, sulla vicenda delle macchine tagliatrici a filo diamantato, secondo l’avvocato professor Antonio Oddo di Milano, «la realtà dei fatti e del diritto è molto diversa da quella “frettolosamente” prospettata nell’ordinanza del Tar che ha ignorato completamente tutto quanto fin qui puntualizzato e documentato anche con documentazione “ufficiale” ed ha invece pedissequamente ed acriticamente ricalcato alcuni passi del provvedimento ministeriale impugnato». «È mancata, dunque nell’ordinanza - aggiunge - una valutazione dei presupposti in fatto, in diritto e tecnico-normativi che avrebbero dovuto guidare il giudicante nella direzione di una “sospensione” della efficacia di un provvedimento la cui esecuzione può rivelarsi più pericolosa della sua sospensione, in attesa di una valutazione con “consulenza tecnica” e di una interpretazione vincolante e risolutiva della Corte di Giustizia dell’Unione europea, così come richiesto dal ricorrente principale e dai ricorrenti ad adiuvandum. Nel frattempo, paradossalmente, si impongono da parte del Ministero, secondo il parametro della norma denunciata dalla Usl come obsoleta e lacunosa del 2008, soluzioni tecniche che comportano un “periculum” maggiore rispetto a quello risultante dalle soluzioni tecniche applicate dai ricorrenti».
E ora? I legali dei produttori ritengono che nei confronti dell’ordinanza del Tar sussistano molti e gravi motivi di impugnazione di fronte al Consiglio di Stato; l’ordinanza, lo ricordiamo, ha negato la sospensiva a due pronunciamenti ministeriali.
Nel frattempo, le aziende apuane del settore continuano a migliorare costantemente il prodotto ben sapendo che alla fine potrà essere solo la Corte di Giustizia europea a mettere la parola fine a questa intricata vicenda. —
M.B.
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