Sicurezza
Accusato di maltrattamenti, la suocera lo difende
La donna ha spiegato: «Non avrei tollerato la violenza. Capiscono le tutele degli operatori, ma c’è stato solo un diverbio»
MASSA. Ci sono i referti del pronto soccorso e l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Secondo il pubblico ministero, lui costringeva la compagna, madre dei suoi bambini, a vivere nella paura, nel controllo totale: cellulare monitorato, mai lasciata sola, neppure in bagno e bimbi obbligati al silenzio appena il padre varcava la soglia di casa. Fino all’episodio clou, la scorsa primavera, fino al litigio con tanto di intervento dei carabinieri e referto del pronto soccorso. I medici del Noa riconoscono lesioni non solo sulla donna (25 giorni di prognosi), ma anche su uno dei figli della coppia, rimasto coinvolto nella colluttazione. Scatta la denuncia, l’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia e il giudice per le indagini preliminari ne dispone l’allontanamento dalla compagna e dai bambini: non può vederli, né può vivere a Massa.
Le indagini proseguono, fino al processo, ma in tribunale, davanti alla giudice monocratica Antonella Basilone, i testimoni non danno sostegno alle tesi dell’accusa. Non ne dà la madre della donna: ascoltata ieri mattina in aula spiega, infatti, che la figlia voleva rimettere la querela e descrive un menage familiare tranquillo. Ricostruisce la storia della coppia, dal primo incontro alla alla nascita dei figli. Descrive una vita famigliare segnata da impegni quotidiani e gestione della casa. Assicura che non c’è violenza, nulla che abbia costretto lei o sua figlia a fare un passo indietro e a discolpare l’imputato. Garantisce che non avrebbe tollerato violenze su sua figlia: «Se pure lei lo avesse fatto – aggiunge – io non lo avrei permesso, tanto meno avrei permesso che subissero violenza i miei nipoti».
Poi ricostruisce l’episodio della scorsa primavera, finito al pronto soccorso e, rispondendo alle domande della difesa, chiarisce di non aver visto segni di violenza su sua figlia: «Mi ha detto che c’era stato un diverbio, che il compagno voleva vedere il suo cellulare e lei riteneva non fosse giusto, che si sono strattonati».
E sulla eventualità che il nipote sia stato picchiato, aggiunge: «Aveva un graffietto come quelli che talvolta i bambini si fanno con le unghie. Stava bene. Dopo la lite, io stessa l’ho accompagnato a giocare ai gonfiabili. L’ho vestito, lavato, avrei visto segni di percosse». I referti, però, sono pesanti e descrivono un quadro diverso tanto che proprio suquei referti concentra l’attenzione il pm nel controesame. La donna, sul contenuto di quei referti, spiega: «Credo che di fronte a tanti fatti di cronaca, gli operatori sanitari abbiano voluto tutelare una donna e il suo bimbo. Mi sembra corretto. Ma non ho mai visto violenza a danno di mia figlia e dei miei nipoti». Una testimonianza che disegna un quadro diverso da quello descritto dall’accusa e delineato dalla stessa parte offesa nella querela. Così diverso da motivare la difesa a presentare istanza per la revoca dell’allontanamento dell’imputato dai figli. Processo rinviato a febbraio.
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