Il Tirreno

«Siamo sconvolte, adesso scusateci vogliamo pregare»

«Siamo sconvolte, adesso scusateci vogliamo pregare»

Anche la sede dell’ex congregazione in via Bologna è chiusa Il vicino: «Non voglio crederci, questa storia è una bugia»

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prato. In via Bologna, a Prato, regna il silenzio. Le persiane sono chiuse, anche il cancello è serrato. Siamo soltanto a pochi passi dal centro, ma lì dove fino a poco fa c’era una delle sedi dell’associazione “I Discepoli dell’Annunciazione”, guidata da don Giglio Maria Gilioli, indagato, con altre 8 persone, per abusi sessuali su minori, il tempo sembra essersi fermato.

Congelato al momento in cui l’associazione è stata sciolta e i suoi membri inviati in una località segreta. Nessuno li ha più visti, raccontano dal vicino bar. Ma le voci si rincorrono, così come i commenti.

Anche a Iolo la notizia si è sparsa in fretta. Fu lì, una quindicina d’anni fa, che l’associazione “I Discepoli dell’Annunciazione” nacque. Don Giglio acquistò una bella villetta a due piani, in via Saffi, nella frazione di Prato.

Lì, don Giglio e gli altri religiosi se li ricordano un po’ tutti. Anche se nessuno si sbilancia. Più che altro perché – e questo lo confermano in molti – quella era quasi «una comunità nella comunità».

«Li vedevamo, in quella grande casa all’angolo della strada – racconta una residente di via Saffi – ma difficilmente partecipavano alla vita di comunità. Era come se fossero un’entità a parte».

Ma per gli abitanti, ora, è un boccone amaro da mandare giù. Soprattutto perché di mezzo ci sono dei ragazzi che, all’epoca dei fatti, non avevano ancora raggiunto la maggiore età.

«Siamo tutte sconvolte – spiega madre Paola Collotto, superiora delle suore domenicane di Iolo – per sette anni, finché i religiosi sono rimasti qui in paese, abbiamo preparato loro i pasti. Nessuno poteva immaginare che potessero venire fuori delle accuse del genere. Dobbiamo pregare».

Le parole si bloccano in gola, gli occhi di madre Paola si riempiono di lacrime. Lei, alla guida della casa famiglia “Villa Martelli”, luogo di pace che ospita donne che soffrono di disagio psichico, sa quanto male siano in grado di fare le violenze subite, sessuali e non solo.

«I segni degli abusi restano per sempre – spiega – e soltanto l’amore e la preghiera sono in grado di lenirli. Ma ci vuole tempo».

Dalla parrocchia di San Pietro a Iolo, don Giancarlo Innocenti si trincera dietro a un deciso no comment. «Preferisco tacere perché non sono sicuro di quello che si dice», taglia corto il sacerdote al taccuino.

Così come non è convinto della colpevolezza di don Giglio il vicino, la cui abitazione, per dieci anni, ha confinato con la villetta di via Saffi acquistata dal sacerdote ora sotto inchiesta della Procura di Prato. «Questa è un’eresia e io non sono neppure un uomo di chiesa – dice il vicino, convinto – Me ne sarei accorto se in quella casa fosse successo qualcosa di strano. No, è una bugia. Non voglio crederci, non è possibile. Queste accuse danneggiano tutti quanti, anche il nostro paese».

Scoprire quale sia la verità, ora, spetterà alla magistratura. –



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